Tremanchelapenna

Pubblicato: ottobre 25, 2011 in Racconti

laquila

C’è questo fottuto odore di zafferano, o forse lo sento solo io.

Chiedo a Giacomo se lo sente anche lui, ma Giacomo non può rispondere perchè ha una tubatura che gli entra dal cervelletto e gli esce dalla bocca. Credo che Giacomo mi direbbe che sono impazzito. Vorrei andare in cucina a cucinarmi un risotto, e mi piacerebbe anche riprendere a studiare, fra due settimane ho un esame. Certo che dopo due giorni di digiuno e immobilità non è facile essere lucidi. E’ più facile avere fame e voglia di risotto, nonostante lo sguardo di disapprovazione di Giacomo, che sfoggia il suo nuovo look con labbra a tubatura e un taglio di capelli anni cinquanta. Gli dona. Chiedo a Isabella se sente odore di zafferano, poi le chiedo se vede un pezzo di cucina e se è ancora in piedi. La cucina, non lei. Isabella dice che non vede niente e che non riesce a muovere la testa e di smetterla di fare domande del cazzo. Dice “lo sai che perdendo il quattro per cento del proprio peso corporeo a causa della disidratazione, diminuisce la capacità di lavoro muscolare?” Io le rispondo che al momento non mi sembra che abbia molto da fare, i muscoli non le servono. Lei dice che per essere precisa qualcosa vede, per esempio il mio piede, e mi conferma che è ancora attaccato alla gamba, anche se con un’angolazione innaturale. Io il mio piede invece non lo vedo, perchè a separarlo dai miei occhi c’è una vasca da bagno rovesciata che mi seppellisce fino all’ombelico. Isabella e Giacomo sono i miei coinquilini, non saprei come altro definire il nostro rapporto. C’è molta stima e rispetto reciproco. Isabella è il nostro punto di equilibrio, lei invece di equilibrio interno ne ha poco. Io provo una specie di sudditanza nei confronti di Giacomo, di recente ho iniziato a bere tutto quello che esce dalla sua bocca, come fosse oro. Fa un po’ male, ma riesco a raggiungere con la mano la verticale della tubatura che esce dalle sue labbra, intercettare qualche goccia d’acqua mentre cade, e bevo. Mi serve anche perchè forse perdo sangue, ma io faccio Economia e commercio, che ne so degli equilibri dei liquidi corporei. Isabella è più informata, dice “Lo sapevi che se perdi il cinque per cento del peso iniziano disturbi gastrointestinali ed esaurimento del calore?”. Vorrei una radio o un portatile collegato a internet, così non riesco neanche a sentire i nostri governanti che dicono che la situazione è sotto controllo e che raccontano barzellette a telecamere spente. La sapete l’ultima sui terremotati? Giacomo la sa, ma non la dice. Dalla sua bocca escono solo gocce d’acqua, una ogni cinque secondi, in lenta diminuzione di frequenza. Io non la so, la barzelletta, ma provo a inventarla. Ci sono un napoletano, una italo-candese e un milanese intrappolati sotto le macerie del palazzo dove abitavano. La italo-candese dice “E lo sapete che quando il peso corporeo diminuisce del sette per cento a causa della mancanza d’acqua iniziano le allucinazioni?” Il napoletano allarga le sue labbra metalliche a forma di tubatura in un sorriso agghiacciante e dice “Non lo sapevo, davvero?”, sputando una goccia d’acqua che il milanese intercetta e lecca dalla propria mano. Vi è piaciuta? Per terra vicino a me c’è un accendino, mi viene voglia di fumare. Chiedo a Isabella se ha una sigaretta, miracolosamente ce l’ha. Dice “dove sei di preciso?” Le dico che sono dietro alla vasca da bagno. Le dico “la vedi la vasca da bagno?” Lei dice “Sì che la vedo, te l’ho già detto, ma volevo sapere in che direzione prosegui, a destra o a sinistra? E faccio una fatica pazzesca perchè muovo solo un braccio, dico ma devi proprio fumare?” Isabella prende la mira, deve azzeccare una parabola che passi sopra la vasca da bagno e sotto ad un divano che non riconosco, dev’essere un omaggio dei ragazzi del secondo piano, che sono in gita a Venezia, i bastardi. Isabella dice “è tutto coloratissimo”, poi lancia la sigaretta, che finisce in bocca a Giacomo, cioè nel tubo. Addio scorta d’acqua, almeno fino a che la sigaretta non sarà talmente impregnata da rilasciare le gocce. Chissà se farò in tempo a vederlo. Dico “minchia che mira!” Dice “L’hai presa?” Dico “No, ma va bene lo stesso, mi è passata la voglia, al massimo la fuma Giacomo” Mi viene in mente che forse non devo dare l’esame perchè probabilmente la mia università non esiste più, questo pensiero da un lato mi tranquillizza, in compenso non sento più l’odore di zafferano, sento la sua mancanza.

Mi sveglio, sono a pezzi, mi sento rigidissimo, faccio fatica anche a muovere la mano libera. Sento Isabella lamentarsi. Le chiedo “Ce la fai?” Mi dice “No, non ne posso quasi più. Lo sai che perdendo il dieci per cento del proprio peso per la disidratazione rischi il collasso circolatorio e l’infarto cardiaco?” Non le rispondo.

Si sentono sirene, ogni tanto qualche lamento in lontananza. Isabella dice “Fanculo, una sigaretta me la fumo io” La accende e inizia a tossire, perde i sensi, io li ho già persi.

C’è una luce abbagliante dove un volontario apre uno spiraglio prima, un foro di discrete dimensioni poi. Grida forte “qui ce ne sono tre!”, poi chiede “State bene?” Almeno in cinque o sei arrivano di corsa, sperano che qualcuno sia ancora vivo, sono tutti volontari. Il primo dice di nuovo “Ehi, mi sentite? Siete salvi!” Giacomo non sembra avere capito la domanda, lo guarda con aria interrogativa, a bocca aperta, diciamo. Una mosca gli esce dal tubo. Io e Isabella siamo morti quasi contemporaneamente, da poco. Infarto cardiaco, diranno.

Non ha importanza, tra qualche tempo in televisione potranno andare degli attori, al posto nostro, a dire che il governo ha fatto il miracolo, e che la città è tornata a essere più bella di prima. Attori o terremotati veri, non fa nessuna differenza. O no?

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commenti
  1. Grande Fabrizio!!!figo el cuentoMalli

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