Faindagiob

Pubblicato: luglio 12, 2012 in Racconti

«Oddio cosa mi metto?»
Ginevra inciampa in tre calze annodate tra loro per motivi persi nelle notti precedenti, quasi cade ma riesce ad aggrapparsi all’armadio. I cassetti non danno suggerimenti utili. Una gonna a fiori, no. Un paio di guanti invernali, cosa ci fanno ancora qui? Una maglietta di Hello Kittie, neanche a parlarne. Ci vuole qualcosa di sobrio, nello stesso tempo però un po’ elegante, chissà gli altri come si presenteranno! Alla fine opta per un paio di pantaloni bianchi e una maglietta anch’essa bianca con un motivo fresco estivo. Frenczappa, la gallina di peluche con chitarra di peluche abitante del tetto della scrivania, osserva «Sembri una gelataia. E sei pure ingrassata». Ginevra le lancia una pallina da tennis mancandola di qualche centimetro. Poi suona il telefono, è Francesca Romana. Francesca Romana ha ventotto anni, viene da Tivoli, è infermiera e ha un problema: è innamorata di Angelo. Angelo se la scopa una volta ogni tanto, giusto quando non ha niente di meglio da fare, lei poi telefona alle amiche perchè vuole sapere se hanno visto in giro Angelo con quella troia di Firenze. Oppure se l’ultimo dialogo con Angelo, recitato integralmente all’amica, è positivo o no. Dice «Secondo me il fatto che abbia detto “preferisco una non-storia ma intensa invece di una storia che poi degenera” è un buon segno, no? Poteva dire che non voleva niente». Ginevra guarda Frenczappa, lei fa il pollice verso. «Francè, secondo me stai proprio buttando via il tempo. Oddio sono in ritardissimo!»
Ginevra che saluta.
Ginevra che corre alla stazione perde il treno poi forse ce n’è un altro ma cazzo è un intercity costa un casino e ci mette uguale vabbè lo prende poi la metro e la coincidenza adesso stai a vedere che c’è sciopero lei mica ha guardato no e poi arriva trentasei minuti in anticipo. Che due coglioni. Sigaretta. Appena accesa aprono, per la legge della sigaretta mentre aspetti qualcosa. Sulla porta dell’ascensore c’è un cartello con scritto “Attenzione! A causa del terremoto, ai dipendenti della Metasintech spa è severamente vietato l’uso dell’ascensore”. Qualcuno, sotto, ha scritto “i consulenti invece sono sacrificabili”.
Ginevra entra e si siede in una sala d’aspetto colorata, i candidati sono quattro, in aumento costante. Sulle pareti ci sono poster ammiccanti, giovani in ambienti di lavoro trasudano successo e felicità. Da una stanza vicino si sente gridare la voce amplificata di una donna, che sta gridando «E l’impiegata di questo mese è Virginia Ferrari!», e un applauso scrosciante invade le orecchie del quartiere. Dopo un po’ si apre una porta e una mano le fa cenno di entrare. Ginevra accede a una stanza dove due uomini e una donna stanno scherzando, la accolgono con sorrisi come per invitarla a scherzare con loro. Uno dei ragazzi è canadese e non parla bene italiano. L’altro dice «Siediti, dai». Parla di ambienti internazionali, di un lavoro dove si può andare all’estero e crescere. Chiede a Ginevra tre sue qualità. «Mi lavo i denti, sono stata in nazionale juniores di sci e se peschi una carta da questo mazzo te la indovino». Ma in sostanza che lavoro è? La ragazza dice che dopo due settimane sei già quadro, e dopo due mesi dirigente. Ma cosa si deve fare? Il ragazzo spiega finalmente che l’azienda si occupa di pianificazione strategica commerciale orientata alla fidelizzazione del cliente, tenendo ben saldo il principio base di capillarizzazione territoriale. Sì, ma in soldoni? Brian, il canadese, dice «Ti faremo saperi stasera tra le sei e le novi se sei dei nostri». Le parole per lui finiscono quasi tutte per i.
A casa Frenczappa riferisce quanto accaduto nel pomeriggio. Due scatole di tonno aperte da sabato si sono suicidate imbottendosi di tritolo nel frigorifero. No, lei non ha pulito perchè era impegnata a leggere un articolo sui Pacu, su internet. Sì, i pesci che mangiano i coglioni ai bagnanti incauti o ai pescatori. Chissà perchè specificano bagnanti o pescatori. Dipende se il pacu è a dieta o no, probabilmente. E’ intervenuta la scientifica, in frigorifero, per le scatolette di tonno, hanno fatto i rilievi. No, non hanno messo i nastri bianchi e rossi con scritto “non oltrepassare”, però Frenczappa dice «io non toccherei niente, sono sempre prove». Stupida gallina, hanno portato via la senape per interrogarla come testimone.
Alle otto e quattro telefona Brian. Ginevra è dei loro. Alle dieci e ventisei Ginevra esce con Flaminia a bere qualcosa, vedono Angelo a braccetto con quella di Firenze, lui fa finta di non vederle. Flaminia si incazza, sussurra «Guarda che figlio di puttana».
Il giorno dopo è il giorno di prova al lavoro. Paolina è ungherese, alta e veloce, sfoglia un quaderno, chiede «Ci siamo tutti?» e fa salire i quattro prescelti in macchina. Un ragazzo belloccio è stato scelto di sicuro perchè ha parlato con Brian in inglese. Una rossa per le tette, probabilmente. Un ragnetto sui vent’anni non si sa. Ma per fare cosa? Paolina guida sicura per le strade della città, intanto spiega. «Noi rinnoviamo i contratti, andiamo dai clienti per offrire a loro un servizio unico: luce, gas, internet, acqua, se sono convinti poi gli vendiamo un battipanni elettronico a prezzo di favore». Minchia che bel lavoro, riflette Ginevra. Il ragnetto raccoglie dal portabagagli un battipanni elettronico, dice «è giallo. Mi scappa la pipì», e al primo semaforo si lancia fuori dalla macchina scomparendo dalla vista. La prima vittima è una pittrice napoletana alcolizzata sui cinquanta. Paolina riesce a venderle anche una fornitura per due anni di confettura all’albicocca. Tornando in macchina dice «Le marmellate le fa mia cugina, l’azienda non c’entra niente, non ditelo a nessuno, vi prego se mi denunciano mi rimandano in Ungheria». La seconda vittima è un pensionato, tocca alla rossa, Paolina d’ora in avanti farà solo da finta aiutante. Il pensionato appena sente il nome della ditta tira fuori un coltello da campo e tenta di sgozzare la rossa, salvata da Paolina con un’entrata in tackle a spezzare la tibia del vecchio. Mentre si allontanano a gran velocità Ginevra lo sente lamentarsi agonizzante sul pianerottolo. «Bastardi, possiate finire all’inferno, sono tre anni che pago le bollette doppie, io vi maledico per l’eternità». Non c’è più alcun dubbio: non è solo un lavoro di merda, è pure una truffa. Ginevra lascia cadere una lacrima sul sedile di velluto della macchina e si propone di bruciare la sua laurea in lettere appena arriverà a casa. Per oggi basta così, Paolina congeda tutti e dà appuntamento a domani. Forse non è il caso di accettare. Forse sarebbe meglio prostituirsi, che differenza c’è, poi? A casa la situazione è peggiorata, Ginevra trova tutte le sue borse sparse sul pavimento invece che appese all’attaccapanni. Frenczappa è sull’orlo di una crisi di nervi. Dice «Il suicidio collettivo delle scatolette di tonno ha scatenato reazioni a catena imprevedibili. Le bollette non pagate si sono autodistribuite come materiale di propaganda sovversiva, ci sono state manifestazioni di protesta in piazza, le borse sono crollate».
«Sì, lo vedo. Forse dovrei pulire più spesso, qui dentro. E chiudere la finestra prima dei temporali».
La mattina Ginevra sta riscaldando il suo tè, preparando la borsa e studiando un modo convincente di uscire da quella situazione lavorativa umiliante, ma suona il telefono. Francesca Romana è in modalità combattiva. «Dimmelo, che è un bastardo. Lo so che l’hai visto in giro con quella troia.» «Francè, hai aperto gli occhi…» «Sì, e ti dirò di più. Domenica è uscito con Valentina, quella sarda che fa scienze motorie. Che poi potrebbe essere un bene, perchè vuol dire che non è così preso dalla troia, no? Cioè magari è una cosa passeggera» Ginevra chiude la porta tenendo il telefono tra spalla e orecchio. Le cade nella pianta di basilico. Che culo. Dice «E ti pareva. Francè, mol – la -lo! Lascia perdere!». Un caso disperato. Anche Ginevra ha i suoi problemi, per carità. Per esempio deve decidere se fare la truffatrice professionista per quindici euro a truffa. Lordi. La rossa stranamente oggi non c’è, la nuova vittima è un’estetista, se la becca il belloccio. Dopo un’estenuante trattativa riesce a piazzarle il contratto per la luce e un abbonamento a “Amo e lenza”, in cambio di una tessera premium per trenta lampade a duecento euro. Il belloccio è assunto immediatamente da Paolina in cambio della tessera. Tocca a Ginevra, resta solo lei. Non vuole farlo, adesso glielo dice e fa come il ragnetto, scappa. Dai Ginevra vattene finchè puoi. Poi scendono dalla macchina e Ginevra ha ancora un’occasione per darsela a gambe. E sono sull’ascensore, e Paolina sta dicendo «Tu sei l’immagine vincente dei giovani, tu vali. Tu sai vendere se sai di valere» Ginevra la odia, il suo profumo in ascensore le dà alla testa assieme alle sue chiacchiere motivazionali del cazzo. Sul pianerottolo cerca una via di fuga attraverso le scale, ma Paolina è troppo veloce, ha già suonato il campanello, e si apre la porta. Angelo? Questo è destino, Ginevra entra e si chiude la porta alle spalle, lasciando Paolina sul pianerottolo. Angelo non si rende conto di niente, Ginevra sfodera qualità da venditrice che non sapeva manco esistessero, lo ipnotizza. Alla fine lui firma i contratti per luce, gas, acqua, internet, compera un condizionatore, dieci battipanni elettrici, una ford focus e adotta a distanza un disoccupato belga di trentacinque anni. Francesca Romana è vendicata. Quando vede i contratti, Paolina scoppia a piangere, esclama «Maestra!» e si inginocchia davanti a Ginevra, la quale, sprezzante, si allontana verso il tramonto, cioè verso casa che sta a ovest rispetto a lì.
Frenczappa la aspetta in preda al panico, la situazione è ulteriormente degenerata. «Ginevra, siamo in piena guerra ormai. Gruppi di alianti intercettori si sono sollevati bucando una confezione di pasta, i dischi volanti hanno lasciato l’asciugapiatti per rifugiarsi in orbita, e una banda di Utes guidati da Cane Giallo sono usciti da un Tex in camera e hanno fatto lo scalpo alla vecchia del piano di sotto.» E’ in quel momento che si sente l’esplosione. Gli Utes di Cane Giallo avrebbero dovuto spegnere il gas su cui cuoceva il pollo, prima di fare lo scalpo alla vecchia.
Ginevra apre gli occhi. Si trova all’ingresso di una specie di grande cavità nel terreno, di cui non si vede quasi la fine. Il colore della terra è rosso, e si vedono brulicare persone sanguinolente impegnate in attività poco chiare. Alcuni sembrano spingere automobili blu lungo una strada dalla forma circolare. All’ingresso, su un enorme cartello, si legge “Il potere logora chi non ce l’ha”.
«Ma dove cazzo sono?» si domanda. Dietro di lei tre centurioni romani la invitano a incamminarsi con le lance puntate sulle sue chiappe. A una scrivania siede un burocrate timbradocumenti. I documenti passano attraverso un tubo dove li aspetta un lecchino. Il lecchino lecca i documenti dove c’è il timbro fino a farlo sparire, poi li stende ad asciugare. Quando sono asciutti li riconsegna al burocrate, che li timbra di nuovo.
«Ma dove sono, all’inferno?» chiede Ginevra.
«Esatto signorina. Questo è l’inferno, girone degli Italiani, per la precisione» E Bam, un altro timbro.
«Quindi sono morta», riflette ad alta voce.
«Più o meno sì, la vecchia che abita sotto casa sua ha avuto un infarto mentre cucinava, poi si è spenta la fiamma e il gas ha fatto bang»
Bam. (timbro)
«Non è qui? Avrei due paroline da dirle»
«No, signorina. Era di San Marino, quindi non ha ottenuto il pass per il girone degli italiani. Naturalmente», dice il burocrate sorridendo con l’aria di chi si compiace di conoscere i regolamenti. Bam! Bam! L’intensità dei timbri aumenta in modo proporzionale al grado di burocrazia che si respira nell’aria.
«Ma io non merito l’inferno, al massimo potevo andare nel girone dei tossici», si lamenta Ginevra. Bam!
«Lei ha venduto l’anima al falso commercio, alla truffa consapevole. Non siamo qui per discutere di questo, comunque. Se vuole può sporgere reclamo compilando i moduli 3, 45/bis e 134. Ora, riguardo la sua morte, c’è una postilla che riguarda appunto la sua pena del contrappasso. Lei deve tornare sulla terra, e crescere tre figli in Italia, mantenerli lavorando»
«Ma non ha senso!» protesta Ginevra.
«E secondo lei ha senso timbrare fogli per l’eternità con quel cazzo di lecchino che cancella i timbri appena li faccio?».
Ginevra si sveglia di nuovo in casa, c’è qualche pezzo di muro crollato, Frenczappa dice «Maledetta vecchia, l’esplosione mi ha cappottato e ora sono a testa in giù. Mi rimetti a posto per favore?»
Ginevra ha nausea. Sarà colpa dell’esplosione, pensa. Ma le sue cose non dovevano venirle la settimana scorsa?
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