Senso unico

Pubblicato: settembre 6, 2012 in Racconti
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Siamo in ritardo.
Non si vede un cazzo, questa città sconosciuta e padana è un nemico infido, ci siamo persi, accostiamo.
«Mi scusi!»
Il tizio si avvicina. È alto, sulla quarantina, sembra sveglio. È la prima persona che riesco a vedere da diversi minuti, lungo le vie avvolte nella nebbia. Giorgio, al volante, mi guarda.
Valentina, dietro, si trucca.
Chiedo «Scusi, via Verdi..?»
Il tizio inizia a massaggiarsi le tempie. Si abbassa fino all’altezza del finestrino e guarda verso la nostra direzione di marcia.
«Allora» risponde, «alla terza a destra, poi non potete sbagliare»
Alt! Che vuol dire poi non potete sbagliare? Significa che prima possiamo sbagliare?
«La strada scende per trecento metri. Al semaforo girate a sinistra, poi quando vedete la panetteria, quella con l’insegna gialla, prendete ancora a sinistra. Poi…»
Fa una pausa. Mi sono già dimenticato tutto.
«A, ecco, sì» riprende il tipo.
«A quel punto seguite la via tenendo la destra, perchè poi arrivate dove c’è il distributore dell’Agip e lì dovete entrare nel controviale, perchè poi al secondo incrocio dovete fare inversione e dal viale principale non si può».
Mi sento male.
«Quindi alla prima girate a sinistra» Quest’ultima frase ha il tono tipico della chiusura del discorso, così mi pare e spero. Ha finito. Sta sorridendo. Evviva! Riprende a parlare.
«Poi chiedete»
Figlio di puttana! Mi ha illuso con quel sorriso accondiscendente e poi mi dice poi chiedete! Le unghie mi si piantano nella pelle del sedile. Sbavo. Ovviamente Giorgio riparte e nessuno dei due pensa a farsi rispiegare almeno quello che ci ha detto il tizio.
Valentina dal sedile posteriore chiede «Ma c’è da camminare? Perchè io ho i tacchi». Forse la ucciderò. Non le rispondiamo, Giorgio guida, io dico «Allora all’inizio ha detto alla terza a destra, mi ricordo». Giorgio annuisce.
Passiamo un incrocio. Poi c’è una rotonda. Cazzo.
«Ma la rotonda conta come seconda via?»
«Eh sì. Però aspetta, il tipo ha detto che poi non avremmo potuto sbagliare, quindi vuol dire che nella sua prima indicazione c’era una trappola: eccola servita. Quindi secondo me non conta».
Giorgio rallenta, siamo quasi fermi. «Già» osserva, «però potrebbe essere una doppia trappola. Se osservi bene, le uscite verso destra nella rotonda sono due, quindi potrebbero contare sia una che l’altra»
«Sei un genio», commento. Giriamo. Valentina è al telefono con qualcuno, un filosofo probabilmente. «No ma la borsetta l’hai vista? Sì…allucinante, io non so come si fa ad andare in giro conciate così».
Come si fa?
«Bisogna vedere se la strada scende, così capiamo se è giusto di qui. Ha detto in discesa», osservo.
Giorgio chiede «Secondo te? Io non capisco»
«Boh? Metti in folle», dico. «Se la macchina va avanti…»
Perchè ragiono?
Proseguiamo. Dopo pochi minuti finiamo completamente fuori strada incapaci di ritrovare il percorso indicato dal tizio. Vedo due signori con il cappello seduti su una panchina, io e Giorgio scendiamo dalla macchina. «Scusate, via Verdi..?»
Il primo si lecca il labbro superiore. «Lo sa giovanotto come si chiamava prima via Verdi? Si chiamava via del Balilla, ecco come si chiamava. Sono stati i comunisti a cambiare il nome. Il duce aveva fatto anche costruire dei giardinetti pubblici con una fontana in mezzo, poi…»
Ringraziamo mentre l’altro vecchietto dice «è vero, sa?», mentre all’improvviso compare una ragazza con il cane. Ci dice che dobbiamo andare di qua, poi di là, poi la seconda di qua, semaforo di là è un po’ un casino ma se riuscite a beccare il senso unico poi arrivate. Occhio perchè non si vede molto.
«Chi era quella troia?», domanda Valentina a Giorgio quando risaliamo in macchina. Lui dice «Boh, una». Bene, entro dieci minuti inizieranno a litigare. Lei probabilmente farà la prima mossa dicendo qualcosa del tipo ecco perchè non comperi il navigatore, così almeno puoi fermare le ragazze per chiedere la strada.
Comunque riusciamo a seguire le indicazioni della ragazza per circa due terzi, poi “la seconda a destra” si rivela un vicolo cieco. Cazzo. Comunque se avessi voluto divertirmi, questa sera, potevo evitare di andare alla festa degli amici del mare di Giorgio che sì, la morosa se la doveva portare dietro per forza comunque c’era un’amica figa al mare ma no, Giorgio non era proprio sicuro che ci sarebbe stata alla festa ma probabilmente sì. E invece poi mi ci gioco le palle che non ci sarà.
Dobbiamo chiedere ancora, provo a entrare da un kebabbaro. Mi chiede «Ce l’hai la tessera?»
«Ma veramente volevo solo sapere dov’è via Verdi». Mi guarda con aria delusa, probabilmente con la città deserta questa sera gli affari non vanno molto bene. Un ragazzetto che sta mangiando un panino falafel mi dice che lo sa. È la volta buona, il ragazzo afferra un depliant del locale dove c’è una mappa della città con scritto “Il signor Kebab è qui!” e una freccia rossa a indicare la nostra posizione. Mi spiega tutto, ho capito. È fatta. Quasi piango per il sollievo.
Rientro in macchina, Giorgio sta dicendo «e invece tu quella volta che eravamo a Roma, da Er Suino, che facevi la scema con il cameriere? Smettila, va»
Si calmano e ripartiamo
Dopo dieci minuti e un paio di dubbi arriviamo. Via Verdi, all’inizio, davanti al negozio di cancelleria. Guardo Giorgio. «E quindi qual è il portone?», chiedo.
«Boh? Chiamo Ema»

«Pronto, Ema?»
«Bella Giorgio, vecchia merda! Dove siete?»
«In via Verdi»
«Embè? C’è Gigi?»
«Ma chi cazzo è Gigi»
«Gigi, dai, quello bassetto di Binasco»
«Ma qua non c’è un cazzo di nessuno, ma scusa tu dove sei?»
«Alla festa, dove vuoi che sia? Oh, son già ‘mbriaco!»
«Ma dov’è ‘sta festa!»
«Aspetta, ma è arrivato Gigi. Gigiii ma c’è Giorgio al telefono. Eh. Ah, minchia. 

Aò, Giorgio, dice che ti ha aspettato venti minuti poi si è rotto il cazzo»
«Cioè mi stai dicendo che la festa non è qui?»

«Ma va, lì? Ma sei fuori? Lì era il puntello. Noi siamo qui in Cascina. Facciamo così, ti spiego come arrivare. È un po’ un casino, ma massimo mezz’ora arrivate. Allora, esci da via Verdi, che tanto è un senso unico…»

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commenti
  1. Margherita ha detto:

    Troppo bello!! Scritto davvero bene e cosi' realistico! A chi non è mai capitato di non riuscire a raggiungere il luogo di incontro con gli amici? E chi non si è mai sentito dire "è facilissimo! ci arrivi subito! Guarda …". Ne è uscito un racconto davvero divertente! Molto ben fatto! Complimenti all'autore :)Saluti. Margherita

  2. fabrizio romano ha detto:

    Grazie Margherita! Sì, sono situazioni tragicomiche in cui prima o poi finamo tutti! 😉 Ciao!

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