Le cose migliori

Pubblicato: settembre 12, 2012 in Racconti
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«Dai Federico vieni stasera, è un’amica di Paola, è appena tornata a Milano, faceva marketing a Barcellona»
«Ma è figa?»
«Ma che ne so, Fede, io mica l’ho vista ancora, ma poi dai è sempre una persona in più che conosci, dai fammi sto piacere, non voglio fare serata a tre con lei e una sua amica, che palle!»
«Appunto, no». Paola mi è simpatica come un carciofo nel culo e Leonardo lo sa.
«Dai però devi ammettere che le amiche di Paola sono quasi tutte fighe»
«Il sessantacinque per cento sono trombabili»
«Ottantacinque»
«Eh, esagera!»
«Novantacinque»
«No, esagera voleva dire che avevi già esagerato»
«Ah, ok. Ottanta per cento sì, però»
«Dai, perchè sei tu»
«Vieni?»
«Sì»
«Grande! Non te ne pentirai»
E ora eccomi qui, in piedi davanti al bancone del locale, con il sospetto di essere già pentito.
Leo dice «c’è traffico, sai com’è, il sabato sera»
Paola cerca di gestire la situazione «Al limite tra cinque minuti la chiamo»
Poi lei arriva, e quasi mi viene un infarto: è sicuramente la ragazza più bella che io abbia mai visto. Questa frase la dico un paio di volte al giorno, quindi non sarà proprio vero neanche in questo caso, ma è fuori di dubbio una figa allucinante. Leonardo è il mio nuovo idolo e Paola inizia quasi a starmi simpatica. La nuova arrivata si chiama Giulia. Chiede «Ma perchè non vi unite al nostro tavolo?» In che senso al nostrotavolo? Paola dice «Non so, stiamo aspettando una ragazza». Giulia mi chiede «La tua ragazza?»
Ecco, lo sapevo: questa non c’entra niente.
«No, non la conosco neanche» rispondo, forse un po’ troppo in fretta.
Leonardo interviene «Ma sì sediamoci con loro, che problema c’è? Fede, ti va?»
«Sì sì», rispondo io, nella speranza che la situazione prenda ugualmente una piega positiva.
Poi arriva il ragazzo di Giulia, Filippo. Un individuo spregevole, biondo, elegante, abbronzato, profumato, con una camicia firmata. In pratica un mostro. Esordisce baciando Giulia sulla bocca e dicendo «Figa, in questa città non si sa più dove mettere la macchina» e fischia per chiamare la cameriera. Poi inizia un monologo sulla imperdibile rassegna su Fassbinder che ha seguito allo spazio Oberdan, più che altro parla di chi c’era. Insiste su un pittore d’avanguardia, un suo amico, sostiene. Continua a ripetere ‘l’artista’.
Finalmente arriva lei, stavolta è proprio lei. Tanto lo sapevo che era brutta. Meglio così, se fosse stata bella o media mi sarei avvitato per tutta la sera nell’indecisione. Ci provo e mi espongo a un potenziale due di picche oppure non ci provo e quella magari ci rimane pure male. In questo caso la figliola è talmente cessa che mi sento immediatamente più rilassato, berrò un paio di birre e poi me ne andrò a casa senza lasciare traccia. E se ci rimane male perchè non ci provo, sticazzi. Spero di risparmiarmi anche la presenza sempre fastidiosa e inopportuna di Mister Flinn. Mister Flinn è un folletto vestito da lord inglese che si materializza nei bagni dei locali ogniqualvolta le cose non vanno come dovrebbero. Se c’è un lampadario di solito si fa trovare seduto là sopra a guardarmi dall’alto in basso, scuotendo la testa in segno di disapprovazione e lanciando frecciatine nei miei confronti.
«Sei noioso come l’elenco del telefono» mi ha detto l’ultima volta che stavo parlando con una ragazza in un locale. «Vedrai che quando uscirai di qui sarà sparita senza salutarti»
«Non mi rompere, mister Flinn, quella è presa bene. Ha accavallato le gambe inclinando la punta del piede verso terra. Ho letto su rimorchiaunacifra.it che è un segno inequivocabile, è mia».
Poi sono uscito dal bagno e quella se ne era andata sul serio, maledetto mister Flinn, spero proprio di non vederlo per un po’.
Invece vado alla toilette e il bastardo è lì che mi aspetta, comodamente sdraiato sul porta asciugamani. «Le piaci», sentenzia. «Al toporagno, non all’altra».
«No eh, non cominciamo per favore», rispondo.
«Guarda che io non sbaglio mai. Ti ricordi quella volta in cui le gemelle di Brescia, quelle ciccione, ti hanno invitato a casa loro per mangiare un panino dopo la discoteca?»
«Sì, quelle che poi sono arrivate nude in cucina! Volevano fare una cosa a quattro con me e un loro amico vestito da pupazzo Gnappo, me lo rinfacci ogni volta»
«Intanto te lo avevo detto, e tu: ‘ma va, vado solo a mangiare un panino’. Vedrai, adesso torni al tavolo e poi mi dirai se non ho ragione. Come quella volta…»
«Vaffanculo mister Flinn», taglio corto e torno in sala, molto preoccupato. Quello ci azzecca davvero.
L’amica di Paola si chiama Roberta. Si è seduta di fianco a me. C’era anche un’altra sedia vuota dall’altra parte del tavolo, vicino a Giulia. Se io fossi entrato nel locale per ultimo mi sarei seduto vicino a Giulia, non vicino a me, è evidente che la scelta non è per nulla casuale. Per colpa di mister Flinn sono corroso dal sospetto. E sono sicuro che Paola, quell’arpia, appena mi volto le fa dei gesti con il mento come per dire «Dai dai parlagli». Cerco di essere totalmente indesiderabile. La prima strategia che utilizzo è quella di attaccare il discorso più palloso che mi viene in mente. Ci penso cinque secondi poi inizio a parlare dei mutui a tasso variabile, dei quali tra l’altro non so un cazzo e sparo sentenze con aria saccente. Navigo a vele spiegate verso una figura da idiota, e lo faccio con soddisfazione.
Poi arriva un’altra coppia, amici di Filippo. Paola li conosce, dice «Ma dai, che bello vedervi!». Dopo le presentazioni il ragazzo dice «Abbiamo deciso di sposarci, a Maggio». Paola interviene, per far vedere che lo sapeva già. «Sì, lei è Peruviana, sono tanto carini». Lo dice all’indirizzo mio e di Roberta, gli unici a essere all’oscuro della vicenda, a quanto pare. Il ragazzo continua «Pensate che io sono qui di Milano, e ci siamo conosciuti a Londra, a un corso di problem solving».
Roberta è affascinata, dice «Pensa, a volte le storie possono nascere nei modi più inaspettati, non è fantastico?». Lo dice guardando anche me. Si tocca i capelli, sono fottuto! Su rimorchiaunacifra.it non lasciano spazio a dubbi, se si tocca i capelli vuol dire che è cotta. Anche la coppia mi guarda in attesa di approvazione. Con aria molto seria annuisco lentamente, punto l’indice. «Sono le cose migliori», osservo.
Madonna, devo andarmene.
Appena Giulia si alza dicendo «esco a fumare» salto in piedi come una molla e le corro dietro, sperando che nessuno ci segua. Con lei voglio cercare di sembrare intelligente.
«E così è un appuntamento al buio», esordisce appena la raggiungo. In quel momento mi accorgo che Mister Flinn è seduto sulla sua spalla, sta fumando anche lui mi scruta e ridacchia. Il porco maledetto in due secondi le ha spifferato tutto, ha anche di questi poteri. Inizio a giustificarmi «Intanto tu potresti, ogni tanto, farti i cazzi tuoi, mister Flinn. E poi non è esattamente un appuntamento al buio, diciamo che è un favore a un amico, perchè poi Leo si trovava a disagio, e…». Passo al contrattacco. «…e senti un po’, Giulia, con il fidanzato che ti ritrovi hai poco da fare la figa»
«Bah, è la seconda volta che ci esco. La prima volta ero ubriaca. Ce ne andiamo?»
«Va bene, però mister Flinn non ce lo voglio»
«No, viene anche lui, altrimenti poi tu ci provi»
«E?»
«E stasera non sono ubriaca»
«Per ora»
«Ok, per ora»
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