Tiro libero

Pubblicato: ottobre 16, 2012 in Racconti
Tag:, , ,

 

Dicono che è tutta questione di concentrazione.
Dicono che devi tenere un po’ il culo all’infuori, e fare una C con l’avambraccio, il braccio e il polso. «Devi imparare a spezzare il polso, o non sarai mai un giocatore», diceva sempre il coach, non me lo sono dimenticato. Poi è una questione di spinta sulle gambe. E Il tempo, quello corre piuttosto veloce. Non è che puoi restare lì all’infinito a concentrarti, perchè lei lentamente brucia. Lui è lì, immobile a terra, con i suoi otto occhi allungati a file di due. Lo guardo, con una certa apprensione: ho scommesso ormai, quell’esame per cui sto studiando da un mese si deciderà qui. Patrizia continua a parlare e vorrei starla a sentire, non è male Patrizia, è carina e dice cose sensate, ma stasera io sono quello che ha il tiro libero da cui dipende la finale dell’NBA, sono da solo contro gli errori di traiettoria, sono potenzialmente un vincitore o un perdente e tutto è legato a un solo tiro.
Canestro, sigaretta nel tombino e domani passerò l’esame, altrimenti sono spacciato, il professore mi chiederà sicuramente le società. E io la parte sulle società non l’ho neanche letta. Testa di cazzo, potevo studiarla, ma se non rischio non sono contento.
La sigaretta continua a consumarsi, ormai ho le dita che scottano. Tra me e il tombino dagli otto occhi ci sono due metri, poco meno forse. Sto per tirare, prima di ustionarmi indice e medio. Patrizia dice che ha visto Antichrist di Lars Von Trier, poi mi racconta di un documentario sui pescatori Islandesi. In effetti parla troppo. Le dico «Scusa Patrì, due minuti». Se ne va leggermente offesa. Mi concentro di nuovo, ci siamo.
Le altre persone fuori dal pub fanno finta di niente ma io so che loro sanno. Alcuni domani saranno lì in aula a tremare con me, accomunati dai nostri livelli di preparazione parziali, credo che molti di loro stiano facendo finta di parlare per non far vedere che, in fondo, fanno il tifo. Tranne quello stronzo di Marco Forni, si intende, lui gli esami vorrebbe essere l’unico a passarli.
Mi abbasso, culo in fuori, arco a C con il braccio, mi do una leggera spinta, la sigaretta sta per staccarsi dalle mie dita per compiere l’arco rivelatore. Il tempo rallenta. Il pubblico in piedi, tutti trattengono il respiro. Il polso si spezza. Sbam! Il busto barcolla. Questo non era previsto. Non ci credo, una cazzo di pacca sulla spalla, proprio adesso? La sigaretta compie un arco improbabile e finisce a mezzo metro dal tombino. Il tempo riprende a girare, il pubblico si copre la faccia con le mani. Le urla di gioia muoiono in gola, non esploderanno mai. Ma chi cazzo è? Chi ha deciso di sacrificare proprio oggi la sua inutile esistenza in nome di una pacca su una spalla?
«Bella Francè! Anvedi oh so tre settimane che nun te fai vedè»
Federico, porcozzio. Mentalmente faccio un elenco degli strumenti più disumani visti al museo delle torture di San Gimignano. «Mortacci tua!», quasi grido. Non se ne cura. «Allora hai finito de studià? Peccato che hai l’esame, stasera ce sta una festa Erasmus da paura, al pigneto». Ho capito, per questa volta lo perdonerò.
«A Federì, mi sa che a sto giro l’esame non lo do. S’annamo a beve ‘na sciocchezza?»
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...