I piatti sporchi si lavano in famiglia

Pubblicato: gennaio 14, 2013 in Racconti
Tag:, , , , , ,

piatti

 

Ore 11.30

La porta della stanza di Guido si spalanca all’improvviso, con il frastuono tipico dei guai in vista. È l’alba, o qualcosa di simile per uno che, come primo impegno della giornata, ha lezione di psicologia sociale alle quattro del pomeriggio. Cioè sono le undici e mezza di mattina, e Guido dorme.

«Ehi! Sveglia, Guido, abbiamo finito le tazzine da caffè, sono tutte sporche»

Guido apre un occhio, si volta lentamente verso il coinquilino. «Ma che vuoi da me? Lavane una, no?» A volte è insopportabile. Le persone che non si sanno arrangiare vanno sempre a chiedere aiuto agli altri, una volta che stava dormendo bene e stava pure sognando Antonella Clerici nuda!

«Il problema è un altro. Io le mani nel lavandino non ce le metto. Devi alzarti e venire a vedere, sono piuttosto preoccupato», sentenzia Massimo.

In cucina l’odore è nauseante. Sul tavolo sono ammucchiati resti di pranzi e cene di almeno due settimane. Simonetta non è ancora tornata dalle vacanze di Natale, e la sia pur vaga idea di ordine nella casa è andata a farsi benedire appena dopo la sua partenza. Per terra fogli di giornale, un paio di sottaceti rinsecchiti, pacchetti vuoti di cartine lunghe e bottiglie di plastica accartocciate. Massimo indica il lavello mentre annuisce in modo nervoso. «Guarda. Riesci a vedere una tazzina da caffè lì dentro?»

La situazione, nel lavandino, è terribilmente compromessa. Ogni genere di piatti e pentole stanno macerando in un liquido formato da muschi, foglie di insalata marce, spaghetti, residui di caffè, olio, patè d’olive e altre sostanze, solo in parte un tempo commestibili.

La consistenza è melmosa, il colore grigio topo.

«Com’è potuto succedere?», si domanda Guido sconsolato. «Sembra che la strurrura molecolare stessa delle cose sia cambiata, lì dentro.»

«Non lo so. Guarda, c’è qualcosa che si sta muovendo, le vedi quelle piccole onde? Penso che siano dovute a un essere che si aggira in profondità. Direi di stare almeno a due metri di distanza, per sicurezza».

«Allora. Io sono tornato da Gubbio l’altro giorno, e ieri ho cenato da Sabrina, quindi non c’entro niente», si giustifica Guido

«Sì Guido io ero in vacanza al Terminillo con Francesca fino a stamattina, ma qui non ci interessa sapere cosa è successo, che poi sarà colpa di quello stronzo del Rese che è partito lunedì e tanto non torna per una settimana. Che cosa facciamo?»

Diverse bolle di qualche gas salgono in superficie nel lavello e scoppiano producendo un odore terribile.

«Probabilmente hai ragione, c’è qualche creatura strana, forse anfibia. Senti, comperiamo delle tazzine nuove, poi ci pensiamo. Per prima cosa dovremmo studiare un sistema per mettere la zona in isolamento», dice Guido.

Suona il telefono di casa. Massimo dice «È anonimo, che faccio, rispondo?»

Guido annuisce.

«Pronto. Ah Simonetta, sei te! Ma no, tutt’apposto, il Rese è partito, è tornato Guido, tu invece torni lunedì, giusto? Ah no arrivi domani. Come domani? Ma non andavi in montagna col tuo rag… ah ti ha accannata eh no mi spiace certo che mi spiace, sto stronzo, e mo che cazzo facciamo cioè volevo dì che farai? No no niente niente dicevo “che facciamo” perché mi sento molto vicino a te in questo momento triste. Vabbè, ok, bella, a domani, sì ti facciamo le orecchiette coi broccoli, cucina Guido che lo sappiamo che è il tuo cuoco preferito, ciao! Ah, pure in premestruo stai! No no tranquilla ti coccoliamo noi, cenetta e film! Ciao»

Massimo aggancia, disperato.

«Nooo, hai sentito? Siamo nella merda. Se quella torna e vede la cucina conciata così ci ammazza, sta rompicoglioni. E sta anche in premestruo.»

«Potremmo chiamare un’impresa di pulizie!», prova a suggerire Guido.

«No a parte il fatto che è domenica ma qua ci vogliono i Ghostbusters, piuttosto. O Mister Wolf, quello di Pulp fiction. Senti, io ho visto un video su youtube l’altro giorno. Facciamo così, mettiamo una bottiglia di vetro nel lavandino, ce la infiliamo bene in mezzo, poi ci ficchiamo dentro uno Zeus Mele o un paio di raudi e lo facciamo esplodere, così i cocci di vetro dovrebbero sgozzare il mostro»

«Sì, e la melmaccia si spara su tutte le pareti, poi dobbiamo chiamare l’esercito per bonificare l’area contaminata»

Massimo all’improvviso si illumina. L’idea: chi, di solito, è in grado di fare una cosa che un uomo non può fare? Una donna!

Chiede «Non ce l’abbiamo un’amica che si sacrifica a pulire?»

Guido si siede, scettico. Figuriamoci se un’amica viene qui e si mette a lavare queste cose rischiando la vita. A che pro, poi? Per fare un favore e magari scroccare un aperitivo? No, ci vuole qualcosa di molto più in alto nella scala motivazionale. Forse…

«Senti. Ce l’hai ancora il numero di quella strappona del pigneto, quella amica tua che continuava a romperti il cazzo perché ti si voleva fare…»

Massimo non pare capire. «Ma chi?»

«E daje, quella cessa, t’aveva pure portato un libro di poesie scritte per te! ‘Tenero e uomo’ si chiamava? E dai, che ci abbiamo riso su una settimana»

«Oh madonna, sì. Tenero e uomo, porca puttana. E che c’entra quella adesso?»

Guido appoggia una mano sulla spalla dell’amico. «Quella è chiaro come il sole che per te farebbe qualsiasi cosa. La chiami, la inviti, te la trombi come dio comanda e le dici che in cambio deve lavare i piatti.»

«E no, trombarmi quella no, cazzo, è uno scaldabagno!»

«Sì, quella sì»

«E Francesca?»

«E Francesca sticazzi! Lo sai che è l’unica possibilità, lo sai. Pensa a Simonetta, le sue grida, le notti insonni costretti a pulire per sempre ogni angolo della casa per punizione. Senza contare che quella in ogni caso il lavandino ce lo fa pulire a noi.»

Massimo tenta timidamente di avvicinarsi a lavandino. Osserva il magma che ribolle, poi fa un salto all’indietro. «Orcozzio Guido l’hai sentito pure tu? Ha fatto GROOOG!»

«Chiama la strappona, ti prego»

Ore 15.15

Guido è in salotto, stravaccato sul divano. Birra, patatine, Fifa 13. Con il volume al massimo, per forza, accidenti quella zozzona in stanza grida come una disperata. Chissà Massimo che le sta facendo. È arrivata cinque minuti dopo la telefonata, manco fosse parcheggiata direttamente lì sotto casa ad aspettare. Non gli ha neppure dato il tempo di salutare e se lo è sbattuto in camera chiudendo la porta. Che foga! Probabilmente gli avrà strappato i vestiti di dosso e gli sarà saltata sopra. Che schifo! Guido non riesce nemmeno a concentrarsi a giocare, con la cicciona che ansima come una caldaia a vapore nell’altra stanza. Dopo avere perso in casa due a zero contro il Sassuolo getta il controller della playstation e decide di andare in cucina a vedere la situazione. Le cose sono peggiorate: c’è il lillo, quello per gli spaghetti, che sembra avere il manico parzialmente sciolto. Probabilmente si è completata qualche reazione chimica e la melma nel lavandino è diventata corrosiva.

Poi piano piano sia apre la porta di ingresso. Guido, concentrato a cercare tracce del mostro del lavabo, per poco non si prende un infarto, salta all’indietro come un soriano lanciato in una vasca da bagno. «Francesca! Porcoddue che spavento! Ma che ci fai qua?»

«Ciao Guido ho riportato lo zaino a Massimo che se l’era scordato a casa mia. Ma cos’è questa puzza?»

Ci mancava solo questa, adesso se sente le grida della vaccona è la fine. Guido cerca di addocchiare il telecomando dello stereo per accenderlo e coprire i rumori prima che sia troppo tardi.

«Ah grazie Francesca, niente niente, stanno spurgando le fogne giù in cortile. Lascialo pure a me lo zaino, Massimo è uscito»

Dalla stanza di Massimo arriva un urlo micidiale «Aaaahhhh! Vengoooooooooooo!»

Francesca strabuzza gli occhi, poi inizia a roteare il casco del motorino come un martello da olimpiadi, gridando «Figlio di puttana bastardo!». Guido cerca di mettersi in mezzo ma viene centrato in faccia dal casco e stramazza al suolo. Quando Massimo compare sulla porta del corridoio il casco parte diretto verso il suo naso, ma con un tuffo riesce a schivarlo e il casco finisce sulla tetta destra della balena dietro di lui facendola esplodere, poi rimbalza direttamente nel lavandino.

Epilogo. Ore 15.30

Guido è riuscito a fuggire, gli altri non sono stati così fortunati. Continua a camminare senza meta, solo per allontanarsi da casa. Da quello che ne resta, piuttosto. Il casco, cadendo nel lavandino, ha fatto schizzare il liquido ovunque, e qualche goccia ha raggiunto Guido sulla gamba, bruciandogli immediatamente i pantaloni e provocandogli una fastidiosa ustione. Ci sono un sacco di sirene di ambulanze e polizia, si sentono elicotteri che volano in direzione dell’appartamento. Il mostro si è liberato, è zompato fuori dal lavandino pappandosi una mano della cicciona e con uno scatto si è lanciato su Francesca divorandola in un boccone solo. Era terribile, verde, con squame affilate come coltelli, e una bocca, la bocca, mio dio. Guido si è trascinato fuori di casa più in fretta che poteva, non prima di vedere Massimo e la balena nudi e fusi insieme dall’acido in un’eterna posa di amore. Poi il mostro dev’essere saltato fuori dalla finestra piroettandosi in strada, perché quando Guido è uscito dal pianerottolo nella via i cadaveri smembrati erano ovunque, e le grida di terrore coprivano qualsiasi suono mai sentito fino ad allora. Guido è esausto, perde i sensi e sviene. Non si accorge che, con un tiro abile e fortunato, il tenente Panella dei carabinieri riesce a stendere il mostro e a ucciderlo. Dalle fauci la creatura, tirando le cuoia, sputacchia due dita di una mano grassoccia e un foglietto.

«Panella, lo prenda e guardi cosa c’è scritto»

«Maresciallo, poi mi sbattono dentro per inquinamento delle prove»

«Non dica stronzate, Panella, si muova»

«Marescià, c’è scritto…»

Tenero e uomo, di Adele Pigozzi.

A Massimo

ti penso nella sera

mi fai sentire vera

al desiderio del tuo tocco

mi sciolgo come cera

Annunci
commenti
  1. Kukiness ha detto:

    Mi ha ricordato L’ultimo capodanno dell’umanità di Ammaniti, ma più simpatico. Per dirla in altri termini, 80% di (stra)ordinaria amministrazione igienica, 20% di carneficina. Good good.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...