Cambio merci e resi

Pubblicato: marzo 5, 2013 in Racconti
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È il numero che conta, non le persone che vedi sedute sui divanetti, o in piedi da sole o in gruppo a chiacchierare, o sole con una borsa in mano o con un grande carrello con sopra molteplici scatoloni. Questo lo so bene. Giorgia preme il pulsante e un biglietto scivola nelle sue mani. C’è scritto 56.

«Quanti sono?» mi chiede.

Guardo il display luminoso, ci sono tre tipi di liste d’attesa. Informazioni, numero 229, cassa uno. Resi e cambi merci, numero 54, cassa due. Altro, numero 471, casse tre e quattro. Ci sono solo tre casse, non mi è chiaro, dico «Dopo la ragazza ce n’è uno e poi ci siamo noi».

Mi scappa la pipì. È una fortuna, quando ti scappa la pipì mentre sei in fila con qualcuno, puoi darti tranquillamente alla macchia mentre la fila avanza e ricomparire al momento giusto, sorridere e chiedere «tocca già a noi?»

Infatti così faccio. Mi avvio guardandomi in giro. Dopo un centinaio di metri, superati il punto di ristoro e l’area giochi per i bambini, trovo i gabinetti. Davanti alla porta c’è scritto questa toilette viene sostituita a ogni utilizzo.

Penso anvedi queste aziende del nordeuropa quanto stanno avanti, ti cambiano pure il cesso ogni volta che lo usi. Lo riciclano e lo trasformano in salmoni di legno da appendere all’albero di natale. O in materiale edile. Comunque entro e c’è una pulizia mai vista, sembra uno chalet di montagna, c’è odore di arbre magique. Altro che pipì, qui ci faccio tutto, commissione piccola e grande, e poi quasi quasi ci schiaccio pure una pennichella. Alla parete c’è la foto di un fiume della Norvegia. Blu. Ma non blu come il nostro mare che è di quel blu verde color zuppa di alghe tofu e erba cipollina. No, un blu blu, una cosa mai vista. Che ti fa pensare anvedi sti nordeuropei che fiumi che hanno, aria pulita, boschi dappertutto, zero inquinamento, welfare, paghi le tasse ma hai un casino di servizi, lì le cose funzionano. Quindi mi siedo con comodo pronto a evacuare l’intestino nel migliore dei modi, infatti questo mini appartamento monouso è dotato anche delle migliori riviste. Ne prendo una che sembra Facebook, notizie meravigliosamente inutili, studiate per rilassare lo sfintere. Finalmente trovo la mia notizia preferita. Io adoro quando ci sono le notizie sulla Cina, perché seguono un modello standard insuperabile, sono tutte uguali. Il modello standard di notizia sulla Cina è questo: nome della città dove è avvenuto il fatto. Non importa quale sia, di solito è una città di duecentodieci milioni di abitanti, pressochè sconosciuta in Europa. Foto della città, totalmente scollegata dalla notizia di cui si parla. La foto è generalmente un rettangolo grigio in cui non si vede assolutamente nulla, ma con impegno si riesce a distinguere due cinesi abitanti della città, di cui uno in bicicletta, entrambi rigorosamente con le mascherine per respirare. Lo smog della città cinese è a livelli di un garage chiuso con dentro un trattore acceso da due giorni.

Poi la notizia, finalmente, che tende a mostrare come queste città siano piene di gente ma tutti vivono nell’isolamento più totale. Questa volta il giornalista si è dovuto superare. “Balena d’acqua dolce esce dalle acque del fiume Yangtze, in centro città, e si mangia una villetta a due piani ma i passanti non se ne accorgono”. Che meraviglia.

Finisco di fare i miei bisogni, esco, si sente il tipico rumore della toilette che viene sostituita, torno indietro, nessuno si è mosso. La ragazza con il numero cinquantaquattro è ancora alla cassa, immobile. Giorgia mi guarda sconsolata, dico «Forse è una statua di sale».

Un’anziana signora con uno strano cappello mi si avvicina, dice «è sempre così», mi domando quanta sia la sua esperienza effettiva, se lei abbia passato un numero di giorni della sua vita a restituire il mobiletto priz o la mensola Johnny.

A un certo punto si apre un altro sportello, chiamano il numero cinquantacinque. Penso che sia quasi fatta. Il signore che ci precede si avvia baldanzoso verso la cassa ma con un tackle scivolato una donna lo mette fuori combattimento, anticipandolo e dicendo «Io devo solo pagare». L’uomo, massaggiandosi la caviglia cerca una timida reazione ma un dipendente in divisa pseudo militare lo ferma, gli piazza una mano in faccia esclamando «Ha detto che deve solo pagare!»

La cassiera dello sportello in cui si trova la ragazza numero cinquantaquattro finisce di compilare l’ennesimo modulo, finalmente alza gli occhi. Dice «Bene, signorina», dopodichè si allontana e sparisce dietro a una porta.

L’anziana signora con lo strano cappello si è seduta a un tavolino e ha tirato fuori un mazzo di carte. Urla «Qualcuno gioca a briscola chiamata?».

Giorgia sta parlando con una coppia di ragazzi piuttosto giovani. Lui dice «No, no, noi siamo nella fila informazioni»

«Ah, questi?», indica due sacchi a pelo «Non sei la prima a chiederci se sia merce da restituire. No, ho mandato Alice a comperarli, ieri sera. Alice interviene «Potevamo anche dormire sui materassi, quelli con il cartello con scritto Prova il nuovo materasso William, nel reparto notte, ma lui è fatto così». Si sorridono e si scambiano un bacio affettuoso.

Poi arriva Antonella. Sospetto l’abbia mandata qualcuno dotato di un sadico senso dell’umorismo. Antonella è una conoscente di Giorgia, una semi amica, diciamo. Conversare con lei è divertente più o meno come leggere l’elenco del telefono. Dice «Giorgia, Manuel, che sorpresa!»

Dietro a una delle casse compare un tizio biondo che, invece di attivare il display con i numeri per ricevere qualche cliente, inizia a mangiare patatine da un sacchetto, con evidente soddisfazione.

Antonella dice «Io sono qui con mia cugina, che ha cambiato casa. perché si è lasciata con il ragazzo, Franco, quello che gioca a basket»

«Domenica sono andata anche a vedere la partita, a Piacenza, poi siamo andati tutti insieme a mangiare i gnocchi fritti in una trattoria tipica, ma io ho mangiato solo il primo perché sono a dieta. Poi siamo andati a fare un giro per Piacenza, c’era anche Miriana, quell’amica di Isabella, che è simpaticissima, mi ha raccontato che la sera prima è andata a una festa e si sono divertiti tantissimo. Anch’io tre settimane fa sono andata a una festa bellissima, pensa che era a tema, bisognava vestirsi di blu. Io ho messo un maglione che ho comperato l’anno scorso a Milano, perché un giorno sono andata quando c’erano i saldi, con Elisa, quell’amica di Sofia, e lei ha preso delle scarpe molto belle io ho preso quel maglione e dei sandali. Per fortuna che il maglione era blu!»

Io adesso la ammazzo. Dico «Che culo!»

La cassiera dello sportello numero due torna al suo posto. Grida «Pausa pranzo, tornate nel pomeriggio!» prima di sparire di nuovo.

Antonella sorride, con un sorriso davvero idiota, non capisco che cazzo di motivo abbia per sorridere. Dice «Forse compero lo spazzolone per il water perchè a casa ne ho uno verde ma il tappetino del bagno è beige. Volevo prenderlo dello stesso colore ma avevo gli asciugamani a righe, poi me ne hanno regalato un set nuovo, e questi sono beige come il tappetino del bagno»

«E poi com’è andata?», mi chiede il lampreda, il mio nuovo compagno di cella.

«Niente, ho preso il bastone per tende Gelindo e gliel’ho fracassato sulla testa, a lei e al tizio biondo che mangiava le patatine.»

«E tu perché sei qui?», chiedo al lampreda.

«Eh, io il primo marzo ero in fila alle poste, ne avevo davanti otto…»

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commenti
  1. malosmannaja ha detto:

    peccato. intendo, peccato che tu sia stato costretto a fracassare la testa a entrambi e a finire in prigione. cose che capitano in italia.
    in cina sarebbe uscita un’anaconda dal portaombrelli e dopo aver obliteraro il numerino coi denti se li sarebbe ingoiati senza che le altre persone in coda se ne accorgessero.
    : )
    comunque bel raccontino che *fila* via liscio e urticante.

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