Saluti e baci

Pubblicato: aprile 4, 2013 in Racconti, Varie
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ciao

Dicono che in questa città la gente faccia fatica a salutare. Forse perchè siamo lombardi. Scontrosi, antipatici, brutta gente. Di solito quelli del sud sono simpatici. Quelli del nord sono freddi. I romani sono strafottenti. I montanari mangiano e bevono tanto. In generale noi italiani siamo “baffo nero pizza mandolino”. Ma in questa città si è creata un’accurata selezione di autentici farabutti diffidenti. Io non sono neanche proprio di qui, ma dopo un po’ che ci vivi diventi una persona peggiore. Penso di esserci riuscito piuttosto bene. Ho vissuto anche a Roma quindi devo pure essere diventato strafottente. Ho anche un cugino di Vercelli, ma questo penso non faccia altro che peggiorare le cose. In ogni caso qui la gente non saluta, a quanto pare a causa di questo dna lombardo. Qualcuno è più indulgente, dice «È per via del clima, della nebbia». Non so bene cosa voglia dire, forse intende spiegare che con la nebbia uno non ci vede bene e allora non riconosce le persone e non le saluta. Oppure che la nebbia rende chiusi, come quando ti stringi nel cappotto e cammini velocemente fissando il marciapiede davanti a te, non alzi nemmeno lo sguardo per non dare modo a quelle goccioline umide di entrarti nel cervello e non vedi l’ora di entrare in casa tagliandole fuori. In ogni caso il saluto da queste parti è un grosso problema, anche perchè la città ha una importate università, con molti studenti che vengono da lontano. Allora capita di fare delle figure da imbecilli, dicendo: «guarda quello, non saluta mai. È proprio vero che in questa città…» eccetera eccetera. E il tuo interlocutore ti dice: «Sì ma guarda che quello è di Gallipoli», e tu per chiudere il discorso rispondi «Sì ma non c’entra», che non vuol dire niente. Ieri ho assistito a un divertente siparietto tra un mio amico e una ragazza, in un bar.

Amico (d’ora in poi “A”) «Ciao»

Ragazza (d’ora in poi “R”) «Ciao»

A «Come va?»

R «Bene, grazie». Segue un istante di pausa, evidentemente i due si conoscevano appena. Poi lei riprende. «Ma allora tu mi saluti»

A «Sì, perchè, non dovrei?»

R «No, è che pensavo che tu non mi salutassi. Perchè l’altra volta non mi hai salutata, allora credevo…»

A «No, ma forse non ti ho vista»

R «No no, secondo me mi hai vista»

Non era chiaro se il tono della ragazza fosse realmente accusatorio o no.

L’amico a questo punto era in evidente imbarazzo. Ha continuato la sua linea di difesa in modo brillante mostrando gli occhiali e vantando orrendi problemi di vista nella maggior parte delle condizioni di luce sia naturale che artificiale.

Di recente è intervenuto Facebook a risolvere alcuni di questi dubbi. Se una persona è amica di un’altra su Facebook allora la saluta. Spesso non ha idea di come si chiami.

«Ehi ieri sono andato a una festa con Michele Rossi»

«Chi?»

«Ma sì, Michele, quello bassetto che studia medicina»

«No, non so di chi parli»

«Ma dai che lo conosci, è John Strambo su Facebook»

«Aaaahh John Strambo, grande!»

Può capitare che girando per la città lo incontriate anche voi. Magari in quel momento qualcuno lo sta salutando, dicendo “bella John”

Ora mi trovo in questo locale pieno di gente, sono appoggiato al bancone a parlare con Simone, che su Facebook si chiama Pepe Rone. Oddio, il locale è pieno per modo di dire, ci saranno sì e no cinquanta persone. E c’è questa ragazza molto carina, non so l’avrò vista mille volte, so pure come si chiama. Su Facebook. Si chiama Pinka Spallina. Il mio telefono supermoderno mi dice che abbiamo ventisette amici in comune. Che faccio, saluto? Mah. Chiedo a Simone, che la conosce abbastanza. Dice «Ah, Pinka. È fuori»

Grazie Simone, non è esattamente quello che volevo sapere. Chiedo «Ma ha il tipo?»

Simone dice «Boh una mezza storia con un tizio sfigato, lo sai chi è, si chiama Mario qualcosa, su Facebook comunque si chiama Pat Pending».

E te pareva, come si doveva chiamare, dico io. Mario? Non scherziamo.

«Comunque lui l’ho visto ieri sera all’Orso Tonico che limonava con una», conclude Simone Pepe Rone.

Questa è una buona notizia. Saluto? Mi vengono dei dubbi, sui quali inizio a ragionare. Potrebbe realizzarsi uno dei seguenti scenari.

Io «Ciao»

Lei «Chi cazzo sei»

Uhm, improbabile, eccessivo.

Io «Ciao»

Lei «Ciao»

Io «…»

Lei «…»

Io «…»

Lei «…»

Io «Va be ciao»

Giocata per sempre. Altissime probabilità che accada.

Io «Ciao»

Lei «Ciao»

Io inizio a raccontare una serie di cose divertentissime che la fanno ridere da morire e si innamora subito un po’ di me poi mi invita a casa sua e andiamo veramente d’accordo un sacco di passioni in comune un’attrazione fisica travolgente facciamo l’amore e poi andiamo a vivere insieme e non solo, ma vinco anche al superenalotto, peccato che poi perdo il biglietto vincente che finisce nel camion tritarifiuti e mi accorgo pure che la ragazza ha la cellulite e non solo ma è pure un po’ meno simpatica di quanto mi pareva all’inizio e mi dice «Chi cazzo è quella lì» ogni volta che parlo con una che abbia meno di sessant’anni e insomma cazzo potevo pure starmene a parlare con Simone quella sera mannaggia la mad….

Ciao, sono Pinka Spallina, e non so nulla di quello che vi ha detto finora quell’imbranato che c’è in piedi al bancone. Perchè lo so che stava parlando con voi. Soprattutto l’ho visto che mi ha guardata almeno due o tre volte e allora cazzo perchè non si muove e non viene qui a dirmi qualcosa invece di stare lì a parlare con Simone. Boh. Sfigato. È proprio vero che in questa città la gente…

«Guarda che è di Bormio», mi dice Elisa.

«Sì ma non c’entra»

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commenti
  1. malosmannaja ha detto:

    bello l’acidulo retrogusto di “ma dopo un po’ che ci vivi diventi una persona peggiore. penso di esserci riuscito piuttosto bene”, nonché simpaticamente straniante il gioco di rinterzi tra nomi reali e sociali.
    circa l’argomento principale di “saluti e bcai”, ti dirò che io sono di origini umbre ed essendo finito a vivere in *polesine* ho la stessa impressione.
    dunque non conta la grossa città: dev’essere proprio la nebbia…
    eniuei, consolati: chi non ti dice almeno ciao, finisce per ammalarsi (com’è evidente salutarsi è salutare). almeno d’artrosi, vista l’umidità.
    : )
    (occhio, refuso: “in istante”)

  2. aleguala ha detto:

    ahahahah!Divertente e cinico!Finale con commento di Pinka molto ben orchestrato!!
    Bravo!!!!Ora scrivine un altro che ne abbiamo bisogno 😉

  3. ericagazzoldi ha detto:

    A me, in questa città, è successo il contrario… Ovvero: ho potenziato al massimo la mia abitudine da faccia di bronzo di restituire il saluto a chiunque, anche se NON MI RICORDO PIU’ CHI SIA… Sarà colpa della promiscuità universitaria… >:o

    • alextension ha detto:

      Quello capita, a volte, ed è una disgrazia quando il soggetto si ferma e inizia a parlare con evidente cognizione di causa di cose che tu dovresti sapere e tu continui a pensare “ma questo chi mi***ia è!?”

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