Costa Azzurra

Pubblicato: maggio 7, 2013 in Racconti
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«Siamo in ritardo?» chiede Sara mentre la macchina sfreccia veloce lungo l’autostrada, all’altezza di Bordighera.

«Ma va, siamo perfetti. Tre quarti d’ora e ci siamo, precisi per l’aperitivo» risponde Stefano, guidando con il gomito sinistro fuori dal finestrino. «Il bambino?»

Sara si volta verso il sedile posteriore dove un fagottino con una maglietta blu è rannicchiato a occhi chiusi tra un pelouche e qualche macchinina giocattolo. «Dorme», dice.

Il telefono squilla, lei inizia a cercare nella borsa, si lamenta «Ma dov’è?», poi lo trova.

«Franci tesoooro, come stai?…Che sorpresa! … ah … eh … ah … a pranzo da voi a Vigevano. Ma oggi dici? … guarda cara hai ragione è verissimo ti giuro che la prossima volta veniamo ma oggi proprio non si può stiamo andando in costa azzurra … … Ma magari! Andiamo per lavoro, sai, Stefano, roba grossa, acque minerali, non faccio nomi ecco per scaramanzia … sì guarda è un bel sacrificio, poi ci siamo dovuti portare dietro anche Martin perchè i miei sono in Sardegna tutto il mese … guarda ti devo lasciare che siamo alla dogana … un bacio, saluta Franco, baci baci baci ciao ciao ciao»

Stefano dice «Non siamo alla dogana, ma chi era?»

«Ma sì era una balla qualunque, non avevo voglia di stare lì a chiacchierare con sta sfigata di Francesca, è quella mia collega di Vigevano, cerca sempre di invitarci a pranzo da loro ma sono proprio…»

«Mamma ho sete», la interrompe Martin.

«Amore sei sveglio? Adesso papà si ferma all’autogrill e andiamo a prendere da bere»

Stefano dice «Ma non ce l’abbiamo in macchina, una bottiglia d’acqua?»

«No»

«Sara cazzo pensaci alle minime cose quando si parte. Cioè un minimo di organizzazione porca puttana io voglio arrivare puntuale non voglio fare una figura di merda con Furlani proprio oggi che c’è da firmare, metti che poi c’è traffico in Francia»

«Eh, sarà mai due minuti per prendere dell’acqua», risponde Sara. «E non usare questo linguaggio davanti al bambino per favore. Che poi dovrà anche andare in bagno. È vero che ti scappa la pipì amore?»

«No», risponde Martin.

Dopo qualche minuto l’autovettura si ferma nel posteggio assolato e rovente dell’area di servizio. Stefano dice «Andate voi che io mi fumo una sigaretta, muovetevi». Appena spariscono dalla vista tira fuori di tasca il cellulare. Gli sembrava di avere sentito la vibrazione di un messaggio in arrivo. Infatti. Laura. Ho voglia. Quando ci vediamo? Meno male che avevo la vibrazione e non la suoneria, cazzo. Stefano non sa se ha il tempo di risponderle prima che Sara e Martin escano dall’edificio, non vuole farsi vedere a mandare messaggi per evitare giustificazioni inventate al momento che poi rischia di dimenticarsi di avere detto. O peggio. Come una volta che aveva detto a Sara «era Davide» e poi dopo mezz’ora hanno incontrato Davide che per prima cosa ha detto non ci sentiamo da una vita, e lui ha dovuto inventarsi che intendeva dire l’altro Davide, prima. Ma quale altro Davide? Ma sì quello che chiamo sempre Bags perchè si chiama Sacchi di cognome. Alla fine decide di non rispondere.

Fa ancora due tiri poi spegne la sigaretta con il tacco della scarpa, aspetta un paio di minuti, fa un giro intorno alla macchina per vedere se ci sono delle righe o delle ammaccature, osserva una coppia giovane, sono seduti per terra a mangiare un gelato, devono essere tedeschi o olandesi o del nord perchè sono biondi sia lui che lei poi li sente e lui le sta dicendo «vabbè er gelato, ma uno e zerocinque il caffè mortacci loro!» e lei risponde «carcola che c’hanno il monopolio quasi e fanno quer cazzo che je pare».

Quando finalmente Sara e Martin tornano, Stefano pensa che avrebbe fatto in tempo a rispondere all’sms.

Martin sta frignando perchè voleva il gelato, Stefano dice «Dai, dai, muovetevi, andiamo, Martin smettila altrimenti le prendi»

Dopo un po’ sono in Francia, Sara dice «Ma hai notato che si vede proprio la differenza tra la Costa Azzurra e la Liguria, appena passi il confine le cose cambiano da così a così», e mentre pronuncia queste parole tende il palmo della mano e lo rovescia. «Certo che non è scemo Furlani, a essersi preso la villa qui. Guarda che mare»

Stefano dice «Comunque è uno stronzo, e anche un po’ scemo perchè il contratto per le etichette che gli faccio firmare oggi ha dei prezzi assurdi, se firma glielo metto proprio nel culo, il contratto»

«Basta Ste, il bambino!»

Per tutta risposta Martin inizia a ridere, dicendo «Nel culo! Nel culo! Hahaha»

Sara dice «Ecco hai visto? Sarai contento adesso»

Martin chiede «Che cos’è uno stronzo?»

«Niente, Martin, non è niente» rispondono i suoi all’unisono.

La villa di Furlani risulta essere piuttosto distante dal mare, ma è dotata di una vista notevole e di una piscina di acqua dolce in cui stanno nuotando due ragazze sulla trentina. Ad accoglierli è la moglie di Furlani, Serena. Martin si lancia subito di corsa verso l’acqua. «Martin! Vieni qui!», lo richiama Sara. Serena sorride accondiscendente «Eh i bambini quando vedono la piscina diventano matti. Lasciatelo fare, ci sono le mie due figlie»

Sara cerca motivazioni valide per richiamare il figlio all’ordine «Ma disturba, e poi non sa ancora nuotare molto, ha solo quattro anni». Serena dice «Non vi preoccupate», poi grida «Marika, Martina, mettetegli il costume di Matteo, e anche i braccioli!». Poi si rivolge di nuovo a Sara «Il mio nipotino ne ha quattro anche lui, viene sempre a fare il bagno. Ma venite, andiamo in terrazza». Le ragazze in acqua fanno gesti di saluto con le braccia, dicono «Salve!», poi guardando Martin dicono «Ciao! E tu come ti chiami?»

La terrazza è sopra la piscina di un paio di metri, un uomo elegantemente vestito di chiaro sta versando champagne in alcuni calici. «Stefano!» esclama «che piacere vederti. E questa splendida ragazza deve essere Sara»

«Piacere», dice Sara, gettando occhiate preoccupate in basso verso suo figlio.

Sefano dice «Giuseppe, sei stato davvero gentile a invitarci qui, non dovevi»

Giuseppe Furlani offre a tutti un bicchiere, dice «Ma figuriamoci. Brindiamo, intanto. Accomodatevi», indicando il tavolo dove ci sono vassoi colmi di tartine con salmone, caviale e ogni genere di squisitezza.

Sara dice «È stupendo, qui». I due uomini hanno già iniziato a parlare di calciomercato. Serena dice «Sì ma sapessi tesoro che fatica, quante spese. Sono tre piani, la villa. Devo tenere una cameriera fissa, più il giardiniere due volte alla settimana. Ogni tanto devo dire che mi manca Milano, la sua frenesia. Voi in che zona abitate?»

«Porta ticinese»

«Ahh che meraviglia, io ci abitavo quando sono venuta a Milano a fare la modella, più di vent’anni fa. Mamma mia come passa il tempo»

Sara dice «Dai sei giovanissima»

Serena dice «Sì, una volta. Quarantaquattro anni, fatti a febbraio.

Sì, col cazzo che hai quarantaquattro anni, minimo ne hai dieci di più anche se ti vesti come una ragazzina, pensa Sara. Dice «Li porti benissimo»

Giuseppe è al telefono, finalmente chiude la chiamata, dice «Scusate, il lavoro non mi abbandona mai. A proposito, parliamo di affari, così poi siamo liberi».

«Parliamo di affari» risponde Stefano, a cui il cuore fa un salto in gola dettato dall’emozione per il contratto più importante della sua vita. «Cosa ne pensi del contratto che ti ho mandato?», chiede.

In quel momento arriva Martin seguito dalle ragazze. Strilla «Mamma mamma, lei si chiama Martina!», tutto contento.

Giuseppe è entusiasta «Il contratto mi sembra perfetto, firmiamo, subito!». Stefano quasi salta sulla sedia, non crede alle sue orecchie. Giuseppe estrae la penna da una tasca, guarda Martin, chiede «E tu chi sei, campione?»

Martin gli salta sulle gambe, dice «Io sono Martin, e tu?»

Giuseppe Furlani dice «Io sono Giuseppe»

«È il signor Furlani», spiega Sara. Martin lo guarda meglio. Sembra pensare a qualcosa. Dice «Ah sei tu! Il mio papà dice che sei uno stronzo e il contatto te lo mette nel culo», e ride.

Il viaggio di ritorno è in silenzio, poi lui dice come cazzo educhi tuo figlio lei dice ma stai zitto che non sai tenere la bocca chiusa che se tacevi non succedeva niente e lui dice parli tu che se con quella tua voce da oca del cazzo non intervenivi a dire “è il signor Furlani” ma devi sempre metterti in mezzo e far vedere che regali quel finto rispetto formale assurdo lei dice no sei un imbecille lui dice sei una troia lei dice come cazzo ti permetti che non ci sei mai a casa chissà dove vai sempre anzi portami a Piacenza io mi fermo da mia madre per un po’ lui pensa vabbè chiamerò Laura e dice sì ma il bambino te lo tieni tu e lei dice ah sei contento se me ne vado lui dice ma no poi dice sei tu che te ne vuoi andare comunque non girare la frittata adesso.

Poi Martin dice «La-u-ra»

Sara si gira verso di lui «Cosa?»

«La-ura», sorride Martin con il cellulare di suo papà in mano. «Qui». Indica il grande display con il nome e un nuovo messaggio ricevuto.

Stefano si volta per un attimo e vede. La giacca sul sedile posteriore. Il cellulare. Merda.

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commenti
  1. ericagazzoldi ha detto:

    “I bambini sono la bocca della verità” (cit.). 😉

  2. Hal9000 ha detto:

    AHAHAAHAH!!!Maledetti cellulari!!!

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