Halloween sarebbe venuto dopo

Pubblicato: novembre 5, 2013 in Racconti
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Il giorno dei morti andavamo sempre a fare una visita ai nostri cari passati a miglior vita. È passato molto tempo, Halloween sarebbe venuto dopo. C’era sempre un tempo di merda, uguale tutti gli anni. Pioggerellina pungente e fastidiosa, mezz’ora di pausa con disco del sole talmente filtrato che lo potevi guardare negli occhi senza diventare cieco, di nuovo pioggerellina. I miei cari estinti erano disseminati come la gramigna, in pratica ce n’era uno per camposanto. Ogni cimitero distava almeno trenta chilometri da tutti gli altri. Di fatto erano tutte persone a me ignote, guardavo le date: N 1876 M 1949. Questo era il nonno, diceva mia nonna. Sì, il tuo, mica il mio. Il mio era impegnato a bestemmiare cercando di non farsi sentire troppo perchè era stato costretto a pagare il pizzo al guardiano del cimitero, che altrimenti sa dottore, di notte arrivano dei balordi e rubano i fiori. Il particolare curioso è che i fiori li rubavano solo a quelli che non si facevano spillare diecimila lire da quell’ometto dalla faccia grassa, che mio nonno chiamava maiale schifoso lui e sua figlia che lo sanno anche i muri che batte. Questo era un modo particolarmente lungo per chiamare qualcuno, ma non ho mai sentito mio nonno riferirsi a quell’uomo in modo diverso. Quindi forse era il suo cognome, pensavo. Come i nobili, che spesso hanno cognomi infiniti. Forse era un conte, il guardiano del cimitero. Di sicuro se lo era, era caduto piuttosto in basso. Le donne di famiglia invece dicevano le preghiere in latino, magari lo facevano per darsi un tono, per far vedere che erano fighe e la nostra era una famiglia di gente che aveva studiato, boh io non capivo niente di quello che dicevano cantilenando. Requiem aeternam bla bla domine bla bla bla bla bla requiem aeternam eccetera eccetera. Poi si rompevano le palle e iniziavano a parlare dei fiori. Di solito dicevano che il giorno prima era passata la zia quella antipatica e aveva messo i fiori brutti. Puntualmente qualcuna diceva «Ero venuta la settimana scorsa e avevo messo delle margheritone gialle e arancioni che stavano benissimo, è arrivata lei e le ha tolte per mettere questo schifo. Avevo speso anche trentacinquemila lire»

La foto di un bisnonno le fissava come per dire «Ma sticazzi?»

Mio nonno era convinto di sapere chi fosse il vero colpevole. Cercava con lo sguardo il guardiano e diceva «L’è stai cul là». È stato quello là.

Il cimitero che temevo di più era l’ultimo del giro, quello dove c’era la Concetta. La Concetta non era una mia parente. Non era neanche morta, a dire il vero. Era una vecchia balena ingioiellata che si materializzava in modo inspiegabile tutte le volte che stavamo per andarcene. Io ogni anno credevo di averla scampata, vedevo che stavamo finalmente per superare i cancelli e tornare alle macchine, e lei BAM, si piazzava in mezzo occupando tutto il passaggio, vedeva mia nonna, assumeva una posa contrita, studiata e perfezionata con secoli di allenamento e con quella voce squillante gridava «Ooooh, signora Nina!»

Mia nonna era tutta contenta, anche se non lo avrebbe mai ammesso. La Concetta le trottava incontro, dopodichè attaccava un pippone interminabile in cui per prima cosa elencava tutti i morti dell’anno del paese, compresi i dettagli dei loro ultimi giorni. Prima di passare al soggetto successivo dicevano «pover’uomo» o «povera donna». Di solito ce n’erano almeno un paio che avevano due o tre figli, i quali adesso litigavano per l’eredità e non si parlavano più. Si discuteva di ogni singolo caso finchè non si era stabilito chi avesse ragione. Poi si passava a parlare dei vivi. «Ma lo sa del salumiere?» «Ma no, cosa gli è successo?» La voce si abbassava. «Suo figlio è un drogato». La parola drogato era sussurrata, appena percettibile. Poi c’era quella che era rimasta incinta senza essere neanche sposata e quello che aveva mollato moglie e figli e era scappato con una brasiliana di vent’anni. Nel frattempo, intorno, si fermavano alcune cariatidi che si domandavano a vicenda «Allora, come va?» e rispondevano «Eh, tiriamo avanti». Quelli che l’anno prima c’erano e quell’anno non si vedevano più, probabilmente invece di tirare avanti avevano tirato le cuoia. In alcuni casi mia mamma diceva «Saluta il signore». Io non volevo. Mi aggrappavo a mio papà e lo trascinavo fuori, verso l’auto. Lui mi era estremamente grato di averlo portato via. Diceva «Mamma mia! È noiosa la Concetta, eh?» Io rispondevo soffiando e gonfiando le guance. «Pfffffff». Oggi mi sarei espresso in modo più colorito. Lui l’avrebbe fatto anche allora, si tratteneva perchè ero un bambino. Poi arrivava mio nonno, ci raggiungeva nel parcheggio seguito da un paio di zii. Delle signore neanche l’ombra. Mio nonno si faceva qualche problema in meno, in merito al linguaggio da utilizzare in presenza di bambini. «Se incontrano un’altra rompicoglioni io le pianto qui, purcasa d’un mond» (porcaccio di un mondo)

Ma non ne incontravano più. Tornavano, salivano in macchina, qualche zia diceva «Ma hai visto la moglie del sindaco com’era vestita?»

«Che cattivo gusto»

«Con quei colori poi, e le scarpe. Pensava di andare a ballare?»

«Il giorno dei morti»

«Senza rispetto»

«Non si può»

«Che gente. Si vede proprio che è un’arricchita»

«Che gente»

Ci sono tornato, dopo mille anni. La maggior parte dei protagonisti di questa vicenda erano passati dal ruolo di visitatori a quello meno allegro di visitati. Verso l’uscita ho chiesto a mio papà «Ma non è che ci spunta fuori la Concetta?»

Ha sorriso, ha detto «Ma sarà morta vent’anni fa»

Mia mamma ha fatto una proposta «Però potremmo andare a trovare la befana»

La befana abitava poco distante, ai tempi era una delle cariatidi che facevano gruppo nei pressi di mia nonna e della Concetta, anche se a mio parere doveva essere stata mummificata prima della costruzione del muro di Berlino. Già quando la vedevo da bambino cercava di pettinarsi come Doris Day ma avrà avuto ottant’anni. A quanto pare doveva essere ancora viva e avere passato il secolo da tempo.

Ho detto «Perchè no?», annuendo convinto.

Mio papà ha strabuzzato gli occhi. «Ma sei diventato matto?»

Ci siamo guardati tutti e tre e ci siamo messi a ridere, poi mia mamma si è fatta un po’ più seria, ha cambiato argomento «Guarda che io e papà vorremmo un nipotino»

Oh figa, così all’improvviso? Cioè venti o trenta righe fa ero lì di fianco a mia nonna a sorbirmi i pipponi della Concetta e adesso tocca già a me a fare i bambini?

Ho detto «Dai magari con l’anno prossimo inizio a cercare la fidanzata. Non nel senso di una che è già fidanzata, una libera intendo dire, cioè diventa fidanzata dopo, che non è che vai da una e le dici “Oh, tu sei fidanzata?” e lei ti dice di sì e tu pensi “Oooh vai l’ho trovata”. E invece no. È fatto apposta per confonderti. Sono la chiesa, i cattolici, i preti, loro ci giocano su quelle cose lì, così la gente cerca direttamente di sposarsi, infatti i termini sposata e moglie sono diversi, in modo che se cerchi moglie non ti confondi. Tu devi essere più furbo, c’è tutto un meccanismo dietro: ne trovi una, lei ti dice che no, non è fidanzata, e tu allora capisci che va bene. Ma per un po’ devi far finta che non ti piace, così lei capisce che vai bene tu. E ancora tutta una serie di cose complicate che non sto qui a spiegarti tanto non capiresti. Oppure potrei affittare una cicogna al posto della fidanzata, che i bambini li portano pure loro, però sai com’è, con sta crisi, poi devi dare da mangiare al bambino e pure la cicogna che fai, la fai morire di fame? Rischio che il movimento animalista magari si incazza e mi dà dello sfruttatore di cicogne. Forse è meglio cercare sotto il cavolo che è pure di stagione, però ora come ora dovrei abituarmi un po’ all’idea e poi mi è venuta pure questa fastidiosa allergia alle brassicacee e non vorrei che mi avvicino ai cavoli e mi riempio di bolle poi trovo il bambino e questo mi vede e dice “Marò! Un mostro” e si mette a piangere, quindi guarda aspetterei almeno l’altr’anno, ecco»

Mia mamma mi ha guardato. Abbastanza male. Mi ha detto «Lo so benissimo come funziona. Io ci sono passata. Purtroppo ho fatto un figlio cretino»

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commenti
  1. malosmannaja ha detto:

    mi sa che sono più cretino io che di figli ne ho fatti tre….
    : )
    il racconto scorre agile, anche se verso la fine una digressione allucinata con la concetta che riemerge dalla tomba per parlare *prima* dei vivi e *poi* dei morti ci poteva stare…

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