Metti un sabato sera di giugno al bar

Pubblicato: giugno 14, 2014 in Uncategorized

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«Ti amo», dice lei. «Tu però non me lo dici mai»
«Ma non è vero»
«Dai, adesso mi dici quando me l’hai detto l’ultima volta»
Lui inizia a pensare a quando gliel’ha detto l’ultima volta. Passati tre secondi il tempo a sua disposizione è scaduto, lei dice «Sei uno stronzo»
Lo stronzo si chiama Luca, è alto e in 2d, anche se entro cinque anni si evolverà come i cinema e svilupperà una terza dimensione sotto forma di pancia da birra. Il 3d. Sono insieme da due anni perché alla loro età si pensa a fare qualche progetto anche se è ancora un po’ presto per dichiararlo a voce alta, e due anni sono due anni e non si buttano proprio via così appena qualcosa non va. Cioè: si aspettano altri sei mesi o poco più fino a quando il livello di sopportazione reciproca sarà sceso talmente in basso che uno dei due farà qualcosa di irreparabile e cercherà di farsi scoprire. In questo caso sarà lui, si capisce già adesso. Lei ci resterà male e piangerà e dirà ho buttato via tutto questo tempo con una persona che non mi meritava per niente. Io lo amavo. Stronzo. Poi si rimetteranno insieme un paio di volte, per una settimana o due di grida e pianti e insulti. Poi lui penserà di aver fatto una cazzata e tornerà indietro appena dopo che lei avrà conosciuto uno che sembra diverso. Si rimetteranno insieme per l’ultima volta mentre lei uscirà già anche con quell’altro che sembra diverso, poi si lasceranno. Ah, lei si chiama Pamela e vorrebbe un gatto. Più che altro vorrebbe che Luca prendesse un gatto, poi quando lui le chiede il perché, perchè non se lo prende lei, allora lei dice che è colpa della coinquilina che rompe i coglioni e sostiene di essere allergica, anche se non è vero, altrimenti lei l’avrebbe già preso.
Luca non lo vuole, un cazzo di gatto. Ha un sacco di dubbi e di cose irrisolte, ma è sicuro di non volere animali in casa. Sono le nove e mezza di sera, stanno passeggiando lungo il fiume, vicino al ponte coperto. Passano quei minuti di silenzio come dopo una scopata, quando si respira sincronizzati per un po’ e poi sarebbe il momento di riprendere a parlare e ti domandi se stai zitto perché nessuno dei due sa cosa dire oppure perché sei appagato e com’è bello stare con una persona senza dover per forza parlare in continuazione a tutti i costi eccetera eccetera. E poi vorresti parlare e ti vengono in mente solo cose che non hai in comune con lei, discorsi che la annoiano, cose già dette mille volte. E allora vanno al bar, dagli altri. L’idea è di Luca. Pamela si è pure stufata della passeggiata lungo il fiume e delle zanzare che li assalgono, ma preferisce non ammetterlo. «Gli altri, sempre gli altri. Ma sei capace di andare almeno al cesso senza gli altri?», chiede.
Al bar c’è un discreto movimento. Il Demi ha una nuova ragazza. Entra con lei con l’atteggiamento tipico di chi ha appena comprato l’Harley Davidson nuova e la fa vedere agli amici. Parla a voce più alta del solito, fa il brillante fuori ruolo. In effetti è una bella ragazza. Alice e Laura li osservano per commentarli.
«Ha una borsa oscena»
«Ma lei è proprio bella. Cosa ci fa col Demi che è un cretino?»
«Ci sei stata un anno e mezzo, lo saprai spero»
«È un cretino»
L’ha lasciata lui, per la cronaca. Alice e Laura sono entrambe more e alte circa un metro e sessantacinque e qualcosa, quasi settanta, questo è sufficiente perché il novanta per cento dei ragazzi che le avvicinano usino un tipo di approccio poco originale, come avviene in questo momento, mentre Laura sta ancora cercando qualche difetto nella nuova fidanzata del suo ex, e arrivano questi due ragazzi.
«Ciao, volevamo chiedervi una cosa: siete sorelle?»
«No»
«Ah, ok, no perché sembra che siete sorelle» 
Per oggi è la terza volta. I primi due avevano almeno azzeccato i congiuntivi. Laura e Alice fingono una necessità impellente e si allontanano.
Luca parla con un suo amico che indossa una maglietta di De Rossi, Pamela si lamenta con Alessia, a uno dei tavoli la nuova ragazza del Demi gioca a scacchi con un signore calvo, il Demi sembra spiazzato dalla piega presa dagli eventi e beve amari uno dietro l’altro mentre spiega a un tizio che l’unica soluzione per il Milan sarebbe cambiare allenatore. 
Continua a entrare gente, alcuni tavoli sono prenotati, anche alcune sedie. Giorgio è seduto al bancone e beve uno spritz. È un po’ che non scopa. Ha provato a invitare a uscire tre o quattro ragazze mandando lo stesso messaggio a tutte ma nessuna gli ha risposto. Ci sarebbe una quinta ragazza da invitare, Monica, lei accetterebbe di sicuro ma è un cesso. Forse dopo cinque o sei spritz Giorgio la chiamerà lo stesso. Uno dei soliti clienti si materializza di fianco a lui e richiama l’attenzione del barista. In testa ha un cappello tricolore e in mano un bicchiere vuoto nella destra e una trombetta nella sinistra. «Miki, dammi un’altra birra, và, che questa aveva il bicchiere bucato ed è finita subito» Miki gli porta la birra, poi a bassa voce dice a Giorgio «Oh ma secondo te Paola è incinta di nuovo o è ingrassata?»
Paola sta con Paolo, e sono uguali. Paolo ha in braccio il bambino di un anno, che si chiama Augusto ma tutti lo chiamano Paolino per i nomi dei genitori. Anche lui si avvicina, Miki per un attimo teme di essere stato sentito. 
«Miki, una birra chiara per me e una trasparente per Augusto»
Miki prepara la birra e un bicchierino d’acqua, chiede «Allora stasera come la vedi, vinciamo?»
«Eh, dipende dall’arbitro»
Pamela e Alessia escono a fumare una sigaretta. Alessia dice «Guarda non so cosa fare in questo momento scoperei con chiunque tranne che con il mio moroso. Cioè mi sembra di mangiare che ne so la frittata a pranzo e a cena da tre anni e sempre solo la frittata tutti i giorni anche a natale. Ma secondo te è normale che io mi senta così?»
«Guarda non lo so a me non è che venga voglia di scopare con altri ma mi sembra di mangiare la pasta in cui si sono dimenticati di salare l’acqua. Cioè Luca è così come dire sciapo, senza iniziative, l’unica cosa che gli interessa è il bar, gli altri, bere. Mai un’improvvisata, una sorpresa, non so una passeggiata in montagna, un giro. Niente. Bar, bere. Stasera siamo andati a fare una passeggiata sul fiume, e dove siamo finiti? Al bar, a bere. Che palle!»
«Ma stasera dai è diverso, ci sta»
«Beh guarda, a me di questi carrozzoni mediatici non me ne frega niente»
Mancano cinque minuti a mezzanotte. Nel bar si spengono le luci, il megaschermo si accende. I cuori iniziano a battere tutti insieme. Nessuno dice più una parola, Italia-Inghilterra sta per iniziare. I mondiali per l’Italia iniziano al bar.

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