Heartbite

Pubblicato: dicembre 10, 2014 in Dialoghi, Racconti
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heartbite

Questa mattina mi sono svegliato ripensando a un discorso fatto ieri sera con un amico al bar. Per ragioni di privacy farò finta che il mio amico si chiami Aldo, forse perché non conosco nessuno che abbia questo nome. Ne conoscevo uno all’asilo, aveva questo strano viso che mi ricordava un gallo. Un grasso gallo, per la precisione. Ricordo che un giorno, in mensa, avevamo davanti un piatto di risotto davvero disgustoso, aveva lo stesso odore dei giochi in plastica quando i bambini ci sbavano sopra. In pratica aveva lo stesso odore di ogni cosa, in quell’asilo, visto che era un posto pieno di bambini che sbavavano sopra tutto ciò che gli capitava a tiro. Insomma, eravamo seduti al tavolo cercando di ingurgitare almeno in parte quell’orrida pietanza, e io venni improvvisamente colto da un dubbio. Gli chiesi: Senti Aldo, ma noi siamo amici? Lui mi rispose di no, e specificò che non voleva neanche diventarlo. Io acquisii quell’insieme di dati in modo scrupoloso, come spesso si fa a quell’età. Il fuoco brucia, la sera alle nove e mezza si va a dormire, i miei genitori mi vogliono bene, io e Aldo non siamo amici e non lo diventeremo mai. Alcune delle leggi che governano l’universo. Bene, dopo di allora non ho più conosciuto nessun Aldo, quindi sono sicuro di non avere amici con quel nome. E ieri sera parlavo con questo pseudo Aldo. Mi ha detto «Ma che razza di capelli hai? Sembri quello di star trek» Ho glissato sull’argomento, spiegare le ragioni della mia frangia da vulcaniano sarebbe stato lungo e tedioso. Invece il discorso è scivolato sulle mie disavventure sentimentali degli ultimi anni, queste storie d’amore più o meno lunghe andate comunque tutte a finire in vacca. A un certo punto ho avuto un’illuminazione. «Aldo», ho detto, «ho capito tutto». Guardavo verso l’alto, sembrava stessi assistendo a un’epifania, avevo capito tutto davvero, ne sono convinto anche ora che scrivo, penso che questa cosa mi cambierà la vita. «Aldo, porca miseria ho trovato il bosone di Higgs, il modello del dna, la costante di Planck. Ho trovato la cosa che accomunava tutte queste donne!»

Aldo mi ha fissato perplesso, mi ha chiesto «erano tutte delle gran mignotte?»

«Ma no, anzi può essere, non lo so, in ogni caso non ti permettere di parlarne così, io le ho amate. Comunque, non è questo il punto. Aldo, il punto è un altro: avevano tutte il mac» Questo particolare mi sbalordiva. Il mac, cazzo! Tutte quel dannato mac.

Aldo mi ha chiesto cosa significasse, secondo me. «Il mac costa parecchio, erano ricche?» ha detto.

Ma no, non lo erano. No, avevano in comune qualcosa, una disegnava, l’altra faceva foto, un’altra video, altre facevano altro ma tutte in quei settori in cui le donne sono convinte che per lavorare bene sia indispensabile quel cazzo di computer con la mela morsicata. Ero convinto di scegliere le donne in base a determinate caratteristiche, non pensavo che quella comune fosse il tipo di computer che usavano. Mi sono sentito molto nerd, e nello stesso tempo ho capito perché queste relazioni sono fallite: io il mac lo odio, quindi mancavo di punti in comune fondamentali con queste ragazze. Sono situazioni possibili, ma difficilmente funzionano, è come una relazione tra una trapezista russa e un pastore della val d’Ossola.

È stato ancora peggio continuare a pensarci e essere sempre più convinto di avere ragione, a quel punto mi sono sentito annegare in un mare aperto e tempestoso fatto di codici, classi, operatori logici, strutture di controllo. Vedevo la mia vita passata presente e futura in base a una serie di if, then, else.

Aldo mi ha chiesto «E ora cosa pensi di fare?»

«Non so», ho risposto. «Devo pensare che al prossimo appuntamento con una ragazza le chiederò subito che computer usa, ma il cerchio si restringe. Quelle che usano il mac non le voglio più vedere, in generale sono troppo prese da loro stesse. Quelle che usano windows non mi piacciono, lo so è un discorso un po’ classista ma secondo me sono noiose, a meno che non usino visual studio, ma è un’ipotesi remota, direi. Mi restano quelle che usano linux, e che comunque preferibilmente non abbiano l’iphone. Aldo, sono fottuto»

Aldo si è alzato, è andato a prendere due bicchieri di vino, mi ha detto «tranquillo, Fabri, non pensarci adesso».

N.B.: Ogni riferimento a fatti cose persone realmente esistenti deve ritenersi del tutto casuale, ma: se qualcuna è convinta che tra lei e me ci sia stata una relazione in tempi relativamente recenti e non ha il mac, sappia che o non le ho dato importanza e quindi me la sono dimenticata, o è stata sacrificata per i miei biechi scopi narrativi.

N.B. 2: se sei una ragazza e usi linux io sabato sera sono libero.

N.B. 3: se qualcuno è convinto che io conosca gente che si chiama Aldo può portarmi delle prove, ma in generale può anche risparmiarsi la fatica, vivo bene anche con questa mia convinzione.

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commenti
  1. malosmannaja ha detto:

    interessante. ne inferisco che la saggezza della bibbia aveva colto nel segno facendo cogliere a Eva dall’albero della conoscenza nientepopodimeno che *un mac*…

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