Shibboleth

Pubblicato: gennaio 7, 2015 in Racconti
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Francesco_Hayez_023

 

Shibbolet.

Giorno 46 dall’invasione.

Giuseppe arrivò alla postazione di guardia con del tè caldo in un contenitore termico e dei biscotti.

«Grazie», disse Mauro. «Qui non è successo niente tutto il giorno. La riunione, invece? Racconta»

«Eh. Parecchia roba. Cose serie, ma anche le comiche ti giuro. Il grande capo ha fatto parlare prima il popolo, per una volta»

«Ma dai?», Mauro era stupito.

«Sì, guarda ha iniziato Alessio Bocca chiedendo se si poteva celebrare il Natale in qualche modo, intendeva proprio dire l’aspetto della natività, cioè la parte religiosa, non degli scambi di regalini, diceva è per mia madre che è credente e qui non è l’unica eccetera. Si è scatenato un putiferio, Daniele Dini è di Roma, quando è scoppiato il grande casino sua moglie c’è rimasta al massacro in Vaticano quindi figurati, hanno dovuto fermarlo perché stava per prenderlo a pugni»

«Beh parlare di religione in questo momento mi sembra assurdo»

Giuseppe sorseggiò il tè fumante. Faceva freddo. «Assurdo o no non sottovalutare certi segnali, è noto che le religioni hanno le impennate di fedeli proprio quando le società attraversano i momenti di maggiore crisi, quando la gente sta bene se ne fotte. Cioè, è documentato. Se ci fosse ancora internet ti troverei al volo una decina di studi sull’argomento»

«Figa, internet. Sai che non ci penso quasi neanche più? Va bè. Poi?»

«Poi ha parlato Eleonora, ha depositato le bozze del programma scolastico per i ragazzi che si è studiata, il grande capo ha nominato una commissione di tre persone per vagliarlo, va bè chissene».

«Concordo»

«Poi ha parlato Giovanni, indovina di cosa?»

«Di figa», rispose Mauro, sorridendo ma senza mai staccare gli occhi dalla via.

«Bravissimo. La storia che continuava a raccontare in giro, che in una comunità chiusa di centoquarantotto individui è necessario un equilibrio tra i sessi, che qui non c’è, ha sostanzialmente chiesto in via ufficiale il permesso di andare a cercare delle donne in giro, lui e una squadra di volontari formata da Ezio e da Rolli»

«Mmm. Il ratto delle Sabine. Ma non siamo una comunità chiusa»

«Sì, Mauro, non fare il preciso. Quanti vaganti sono arrivati nelle ultime due settimane?»

«Boh. Uno?»

«Uno. Tale Visentin Alberto da Padova che dopo due giorni è stato cacciato perché cercava di sintetizzarsi dell’eroina giù in laboratorio. Sta di fatto che il grande capo gli ha detto vai, Giovanni, vai e torna vincitore»

«È un bel coglione anche lui»

«Il grande capo?»

«Direi»

«Sì, sono d’accordo. Ora le brutte notizie. È stato scelto il pilota del Gunner»

«Sono usciti i risultati dei test?»

«Sì. Il settantanove per cento dei candidati aveva il punteggio massimo. Tutto giusto, comprese le simulazioni»

«Grazie al cazzo, erano troppo facili»

«Va bè, è anche facile pilotare il Gunner»

«Sì ma quindi?»

«Gianluigi Cavigliani»

Mauro guardò Giuseppe con un’espressione che ricordava vagamente l’urlo di Munch.

«Ma è un cretino totale!», disse. Giuseppe alzò le spalle sconsolato. Una figura si stava avvicinando nella neve.

«Visto?»

«M-m. Alieno o vagante?»

«Alieno, una boccia di vino»

«No, una boccia di vino non la scommetto. Un pacchetto di tabacco»

«Ok»

La figura era ormai molto vicina, era una donna, vestita con un pesante giubbotto di piumino.

«Alt!», urlò Mauro. «Ciciri»

La donna non sembrava capire. «Eh?» disse, strizzando gli occhi per vedere qualcosa attraverso la luce del faro che i due le stavano puntando addosso.

«Devi dire ciciri» insistette Mauro.

«Cos’è che devo dire?»

«Devi dire ciciri! Al tre sparo. Uno», disse Giuseppe, imbracciando il fucile laser.

«Oh ma sei scemo? Ciciri, cazzo, ciciri ciciri va bene?»

Il pesante cancello si aprì e la fecero entrare.

«Scusa», disse Mauro offrendole una tazza di tè. «È lo shibbolet»

«Lo scibbo che?»

«Lo shibbolet. Ti sarai accorta che gli alieni parlano come i francesi, no?»

Finalmente lei si illuminò. «Uh! Come nei vespri siciliani, ho capito! Ciciri! Se fossi stata un’aliena avrei detto scisciri e mi avreste fatta fuori!»

«Ah beh hai studiato. Mica male come sistema, no? L’ho inventato io», disse Giuseppe gongolandosi.

Mauro non era del tutto convinto «Sì, beh», disse.

«Sì beh cosa? Ok, è vero, un mese fa abbiamo sparato a due, poi abbiamo frugato nello zaino e abbiamo scoperto che erano studenti francesi in erasmus a Siena quando è scoppiato il casino e stavano cercando rifugio qui, ma trovalo tu un sistema migliore visto che fai tanto il figo»

La donna disse «Comunque io sono Maddalena, Maddalena Giorgi, da Ancona che non c’è più. C’è una doccia qui?»

Giorno 48

Gianluigi Cavigliani appena scoperto di essere il pilota del Gunner aveva iniziato a tirarsela più di Naomi Campbell. Il successo nella missione gli avrebbe garantito una vita da re e lui che non aveva ancora fatto niente gironzolava molleggiandosi come il fantino vincitore del palio di Siena. Un paio di ragazzine gli avevano chiesto addirittura di fare una foto insieme, da quel momento si comportava come se avesse già distrutto l’ultimo alieno sulla terra. Perlomeno si manteneva sempre in forma, faceva venti chilometri di corsa al giorno nel recinto degli asini e si allenava a kick boxing. L’ingegnere capo, Rattazzi, si stava incazzando. «Ma mi ascolti o no? Smettila di guardare la tipa nuova»

«Eh. Ingegnere, ho capito. C’è un colpo solo, devo alzarmi in volo all’ultimo momento e colpire l’astronave aliena. Mi dica qualcosa in più»

«Niente, abbiamo già fatto i test, gli alieni quando vedono i panda non capiscono più niente, il gunner ha questo rivestimento per cui è mascherato da panda volante, quindi potrai avvicinarti tranquillamente»

«Ma è sicuro che siano così deficienti?»

«Tranquillo. La tua metà del codice di sicurezza per armare il gunner te la ricordi, piuttosto?»

«Sei due quattro cinque nove»

«Sì, essendo un codice di sicurezza tu non dovresti dirmelo. Il tuo copilota non me l’ha detta la sua parte»

Gianluigi fece ciao ciao con la manina a una tettona che passava lì vicino con due secchi maleodoranti, quella si imbarazzò. «È il compost», disse, come per scusarsi. Gianluigi le fece il pollice in su e l’occhiolino come se fosse stato Tom Cruise in Top Gun.

Giorno 49

Giuseppe arrivò alla postazione di guardia con un salame di Varzi e una bottiglia di buttafuoco barricato «Grazie», disse Mauro. «Ma sei sempre tu a darmi il cambio?»

«Bah avevo il turno a pulire i cessi e l’ho scambiato con Daniele Dini, il bastardo ha preteso anche una canna d’erba ma gliel’ho data, a me pulire i cessi fa proprio schifo. Comunque, ti aggiorno. Giovanni ci ha provato con Marcella Banti»

«E?»

«E lei hai visto che tipa è, no? Ovviamente l’ha respinto senza troppi complimenti, lui all’inizio cercava di conquistarla con delle battute da brillantone, dopo mezz’ora era in ginocchio che le offriva il suo drone cercatartufi in cambio di una notte d’amore. Una scena pietosa, penso che lei stesse per sputargli in testa. Il problema è che in quel momento è arrivato Rolli, che a quanto pare ha sbroccato»

«Sì, anche lui da quando la morosa lo ha lasciato è andato fuori. Che ha fatto, ci ha provato anche lui?» «Peggio, si è presentato nel cortile vicino alla conigliera vestito con un saio e sosteneva di essere il profeta Isaia, annunciando la rovina di Israele»

«Esiste ancora Israele?»

«Ma non lo so, non credo, ma sticazzi Israele, il fatto è che a quello gli è partita la brocca, a quanto pare era rimasto due giorni e due notti in piedi senza scarpe davanti a una pietra chiamandola “moglie” e parlandole in una lingua incomprensibile. Alla fine è arrivato un ragazzino con una cerbottana e gli ha sparato un narcotico. Poveraccio. Poi hanno oh oh cazzo guarda là»

«Visto», disse Mauro premendo un pulsante rosso.

Giorno 49 – L’attacco

Un potentissimo grugnito risuonò in tutta la fattoria proprio mentre si stava concludendo un affare. Elisa Borghi, ex bidella alle scuole medie Garibaldi di Pistoia, stava offrendo una serie di incontri intimi a Giovanni, avendo sentito dell’offerta del drone cercatartufi. Il problema era che la Borghi pesava novantadue chili, e anche Giovanni stava valutando i pro e i contro. Il grugnito era interminabile. Maddalena era sgomenta. «È il nostro segnale di allarme», disse un vecchio. «La sirena sembrava troppo scontata all’ingegnere che ha progettato il sistema, era un tipo originale» «Penitenziagite!», gridava il Rolli, che per essere reso inoffensivo era stato appeso dentro a una gabbia a tre metri da terra. “Non è un’esercitazione”, grugnivano gli altoparlanti. Gianluigi Cavigliani si infilò la tuta da combattimento e in tre secondi saltò dentro al Gunner. Il copilota non arrivava. Il copilota si svegliò con un mal di testa assurdo. Cercò di ricapitolare gli avvenimenti della sera precedente. Aveva cercato di far ubriacare una ragazza, una nuova, Maddalena si chiamava, con una bottiglia di amaro del povero, ma ne aveva bevuto troppo lui e si era addormentato. L’altoparlante continuava a grugnire. Il copilota disse «Porca puttana che sfiga proprio oggi?», afferrò una lattina di chinotto e si avviò in mutande verso il Gunner.

«Ma i pantaloni no?», chiese Gianluigi Cavigliani vedendolo salire a bordo.

«Va bè», rispose quello. Il gunner prese quota. L’astronave aliena era enorme. Quando si accorsero del Gunner, dalla mega corazzata venne estroflesso un braccio meccanico che iniziò a fare i grattini al pericoloso panda volante. Il copilota inserì la sua parte di codice di sicurezza. Era una scena molto bella. La grande astronave che accarezzava il piccolo panda volante, e sullo sfondo la splendida città di Cortona preservata dagli alieni come le altre città d’arte toscane. Gianluigi Cavigliani inserì la sua parte del codice e prese la mira con il joystick. Un colpo solo. La salvezza. Il copilota finì di bere il chinotto in un sorso e sparò un rutto micidiale. Gianluigi stava per fare fuoco. Il copilota ebbe un rigurgito e vomitò un fiotto di amaro del povero, poi credette di sentire un rumore dietro di sé e si voltò, dando una gomitata in faccia a Gianluigi. Gianluigi sparò di riflesso. Ovviamente sbagliò mira.

«Ma cazzo»

«Scusa oh, cioè ma ero sicuro, sembrava ci fosse qualcuno. Guarda, hai preso il campanile della chiesa»

«Già. E adesso?»

«Adesso siamo nella me» ZUT.

Alla postazione di guardia Giuseppe osservava la scena mangiando il salame di Varzi, disse «Nooo, hanno sbagliato! Cazzo li hanno disintegr» ZUT

Il Rolli dentro alla gabbia la faceva dondolare estasiato, vedendo le sue previsioni avverarsi. Gridava. «Pape satan, pape satan aleppe, pentitevi dei vostri pecc» ZUT

Maddalena Giorgi alzò gli occhi al cielo, e le braccia. Finalmente! Peccato solo che quegli imbecilli avessero distrutto il campanile. «Scisciri, scisciri, umani di merda!», gridò. «Pensavate non si potesse imparare una pronuncia, eh? Fottetevi tutti! Scisciriiiiiii!!!!»

Il grande capo la guardò malissimo. «Ma eri una di loro… e noi che ci siamo fidati… brutta pu» ZUT.

Ah, dimenticavo. Scisciri.

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commenti
  1. malosmannaja ha detto:

    eh. il drone cercatartufi, i grattini al panda volante, gli alieni che preservano le città d’arte toscane, giàggià… mi mancavi. racconto come al solito ricco d’inventiva che sembra ave ZUT.
    : )))

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